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Sonde, sondini & c.

Sonde, sondini & c.

Molte volte mi sono domandato se effettivamente la rete o meglio i social siano davvero così invasivi come molti intellettuali sostengono o se queste sono solo esagerazioni di qualche new hippie che naviga la controcultura a vele spiegate.

I social oramai sono macchine autonome anche rispetto ai loro creatori, i quali all’inizio non ne avevano ben compreso la portata e oggi fingono di non vedere che tipo di coinvolgimento sociale e umano hanno determinato, attraverso una visione distorta del ruolo della rete.

La conseguenza di tutto ciò è che grazie ai social, semplici e trasparenti come Facebook, Tik Tok Instagram e altri che nasceranno, tutti potranno venire a conoscenza di ogni cosa. Tutti possono sapere che facciamo, guardiamo, leggiamo, acquistiamo, mangiamo e, udite udite, persino pensiamo.

Sì, proprio così; le macchine stanno già memorizzando i nostri pensieri, le nostre storie, i nostri comportamenti; in una parola la nostra vita, per essere tradotta in prodotto da rivendere.

Nel momento in cui ci connettiamo ad un social, la semplicità di utilizzo e di condivisione della nostra vita ci dà l’impressione di avere il mondo tra le mani e invece ci stiamo mettendo nelle mani delle macchine, in forma del tutto volontaria.

Il tutto avviene con estrema semplicità: scarichi l’ultima app dell’ultimo social alla moda e appena ti connetti diventi una sonda per catturare dati, sensazioni, impressioni e modi di dire.

Il vocabolario Treccani così definisce una sonda:

Sónda s. f. Nome generico di vari strumenti, dispositivi o impianti usati per esplorazioni, perforazioni, coltivazioni minerarie, misurazioni fisiche, rilievi o altre operazioni di carattere scientifico e tecnico”.

Le macchine ci hanno trasformato in sonde, ovvero in dispositivi per rilievi. In effetti comunichiamo loro dove siamo, cosa facciamo, cosa leggiamo, gli mettiamo a disposizione le foto, i video e tutto in un allegro contesto giocoso.

Socialmente parlando ci riveliamo sonde perfette, strumenti perfetti. E così come le sonde vanno guidate nella zona da esplorare, siano questi negozi o viaggi, acquisto di immobili o mutui da stipulare, così le macchine, dopo aver raccolto informazioni dalle sonde le guidano lentamente verso nuove aree di influenza, in un processo che risulti inconsapevole, fluido, facile.

Sempre secondo il vocabolario la sonda può anche servire per inviare messaggi alle aree controllate o di influenza e in questo consiste il gioco più importante e sottile: attraverso la sonda le macchine dirigono la medicina verso le aree malate, lentamente modificano la società attraverso l’uso strumentale delle informazioni.

Ci sono migliaia di bot robot automatici che confezionano informazioni false, mezze verità o anche verità che influenzano i nostri comportamenti attraverso la loro diffusione, rendendoci inconsapevoli attrezzi da lavoro. A quel punto la nostra esistenza di sonda è compiuta. Da un lato inviamo informazioni e dall’altro le distribuiamo, solo che le inviate sono inconsapevolmente pubblicate con generosità, mentre quelle che dalle macchine riceviamo, sono costruite e finalizzate ad utilizzarci. Da semplici utenti ci trasformiamo volontariamente in prodotti.

Il grande inganno di tutto ciò è la trasparenza con la quale si propone il mondo digitale. Abbiamo la sensazione che tutto sia accessibile, visibile e soprattutto acquistabile. I confini reali sono oramai un ricordo dell’era antica, abbiamo l’illusione di essere liberi come in un gigantesco panopticon, il sistema carcerario idealizzato dal filosofo e giurista Jeremy Bentham (1791), che progettò il carcere ideale, dove un unico sorvegliante poteva di osservare (opticon) tutti (pan) i soggetti dell’istituzione carceraria, senza permettere a questi di capire se fossero controllati in un determinato momento o meno.

Con l’avvento dei social questo concetto si è evoluto. Il controllore, oltre a controllare anonimamente gli utenti/reclusi, riesce ad istruire i suoi ignari carcerati con messaggi subliminali che si manifestano tramite comportamenti involontari – ma mirati – in ciascuno di noi. Utilizzando i social ci trasformiamo volontariamente in liberi reclusi.

Se riconduciamo il tutto a quella che definiamo “libera” società, ci rendiamo conto della funzione vitale svolta dalle sonde che osservano, registrano ed inviano segnali per conto delle macchine.

E il sondino che c’entra? Beh, quello ce lo hanno già piazzato e senza che ce ne accorgessimo.

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