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IL COLPEVOLE SILENZIO DELLA CINA SUL COVID

IL COLPEVOLE SILENZIO DELLA CINA SUL COVID

IL COLPEVOLE SILENZIO DELLA CINA SUL COVID SCAPPATO DA UN LABORATORIO E GIÀ PRESENTE NELL’ESTATE 2019 – PRIMA SOTTO ACCUSA IL MERCATO DI WUHAN, POI SCAGIONATO, E GLI ATLETI OCCIDENTALI. ORA IL MERCATO DI PECHINO E I SALMONI EUROPEI.

Ancora una volta un mercato e questa volta si passa dai pipistrelli, mammiferi che volano, ai salmoni, pesci che saltano.
La ripresa del Covid-19 in Cina, in questo caso a Pechino (137 casi su 24,5 milioni di abitanti) sarà anche vera, ma sa molto di tentativo di depistaggio, al fine di escludere che il virus sia uscito da un laboratorio. Nel primo caso si erano accusati gli atleti occidentali, ora si accusa il salmone europeo, con qualche evidente ricaduta sulle esportazione europee verso la Cina di prodotti ittici. E questo mentre ritorna alla luce delle cronache la questione del documento europeo sulla disinformazione cinese, censurato per non irritare il Dragone. Nella prima versione, pubblicata sul sito Politico Europa, c’erano molte critiche alle autorità di Pechino: “La Cina ha continuato ad operare una campagna di disinformazione per dirottare il biasimo sulla diffusione della pandemia e migliorare la propria immagine internazionale. Ha usato tattiche palesi e occulte”. Poi il testo è stato emendato, per non irritare Xi Jinping.
Brutta storia per l’Unione Europea, sempre più prona ai desideri cinesi per compiacere la Merkel.

Ora, delle due l’una: o la recrudescenza serve a depistare l’attenzione sulle colpe cinesi relative alla prima ondata, con la solita storia di un mercato infettato da uomini o da pesci occidentali, in subordine da pipistrelli, o la recrudescenza è vera e allora si devono bloccare tutti quelli che arrivano in Italia (e non solo) da Pechino (dalla Cina). Isolare il Dragone è la scelta necessaria e urgente per non avere nuove sorprese.

Fatta questa necessaria considerazione iniziale, va detto che dell’arrivo del virus cinese si sapeva da fine novembre e l’intelligence americana aveva avvertito gli alleati. Inoltre, recenti studi affermano che il Covid, uscito da un laboratorio, era già attivo in Cina nell’estate 2019.
Da queste ricostruzioni emerge un quadro inquietante di silenzi, di omissioni, di sottovalutazioni e, forse, di un colpevole attacco all’Occidente.
Che il Covid fosse presente fin da novembre e che lo si sapesse lo dicono due interviste: il 25 aprile a Petrolio (Rai1) e il 9 maggio a Tg2 Storie, dell’astronauta italiano Parmitano, il quale afferma che dalla stazione spaziale seguivano, sin da fine novembre, l’espandersi del virus. Affermazione poi ritrattata e la cui ritrattazione, avvenuta dopo che le sue dichiarazioni avevano sollevato clamore, suscita dubbi, in quanto le fonti della stazione spaziale sono Esa (franco tedesca), Stati Uniti e Russia. “Sui media Usa – scrive in proposito La Verità del 27 maggio 2020 – ci sono numerose fonti che affermano (senza smentita) che già tra novembre e dicembre 2019 i servizi Usa lanciarono un allarme ai servizi alleati, a partire da Israele. Ad affermarlo è anche La Stampa, in un articolo di Giordano Stabile (17 aprile 2020), il quale scrive: “L’Intelligence americana avvertì Israele di una possibile epidemia di nuovo coronavirus in Cina già lo scorso novembre. Secondo la tv Channel 12, gli agenti americani avevano notato l’emergere di una malattia sospetta a Wuhan, nella seconda settimana di novembre e hanno fatto subito rapporto alla Casa Bianca e ai principali alleati degli Stati Uniti, la Nato e Israele. In quel momento le morti anomale per polmonite nella città erano note soltanto al governo cinese”.

I nostri servizi di intelligence sono di un paese alleato degli Stati Uniti e l’Italia è nella Nato. Si presume, pertanto, che i servizi italiani fossero a conoscenza di quanto sapevano gli agenti Usa.

Un lavoro firmato da scienziati della Statale di Milano, pubblicata dall’organo dell’Organizzazione mondiale della sanità, data la comparsa del covid “tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019″. Ne dava conto il quotidiano La Repubblica già il 28 febbraio.
Lo studio italiano, realizzato dai ricercatori dell’università Statale di Milano, dimostra che la circolazione di Sars CoV2, che provoca la malattia Covid 19, deve essere retrodata e “può essere collocata tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019, quindi alcune settimane prima rispetto ai primi casi di polmonite identificati”. La diffusione di quelle polmoniti anomale in Cina è iniziata dunque molto prima di quanto prima si pensasse.
La ricerca, inviata il 14 febbraio è stata accettata il 21 febbraio, per la pubblicazione sul Journal of Medical Virology dell’Oms https://onlinelibrary.wiley.com/doi/full/10.1002/jmv.25723
e i risultati sono già stati inviati dalla rivista all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms).
Lo studio, inoltre, riporta il fatto che l’epidemia di nuovo coronavirus ha avuto a partire da dicembre una super accelerazione: da allora, ogni contagiato ha prodotto altri 2,6 casi e il tempo di raddoppio dell’epidemia è stato di quattro giorni.
“La stima del numero riproduttivo (il numero di casi generati da ogni singolo caso), ovvero il parametro che misura la rapidità con cui il virus viene trasmesso, attuata utilizzando modelli matematici ed evolutivi – spiegano gli scienziati milanesi – ha consentito di evidenziare una vera accelerazione nella capacità di propagazione del virus, una spinta espansiva databile a dicembre 2019. Da un numero riproduttivo molto contenuto, inferiore a 1, a dicembre il virus è infatti passato a 2,6, osservazione che permette di ipotizzare la rapida acquisizione di una maggior efficienza di trasmissione del virus”. Questa trasformazione, ipotizzano gli studiosi, “potrebbe essere dovuta a variazioni o nelle capacità del virus di trasmettersi da uomo a uomo, o nelle caratteristiche della popolazione prevalentemente infettata”.
Un altro aspetto chiave rilevato dai ricercatori e “collegato al precedente – riferisce sempre La Repubblica – è il tempo di raddoppiamento dell’epidemia”, cioé il periodo nell’arco del quale si raddoppia il numero degli infetti. E’ stato “stimato a partire da dicembre in circa quattro giorni, quindi inferiore a quello calcolato sulla base del numero dei casi notificati nello stesso periodo, che risultava pari a circa una settimana”. La teoria degli scienziati è “che la trasmissione animale serbatoio-uomo e le prime trasmissioni interumane siano state limitatamente efficienti, per poi aumentare in rapidità ed efficienza durante il mese di dicembre”.

Il Fatto Quotidiano, il 27 febbraio 2020 riporta che all’ospedale Sacco di Milano è stato isolato il ceppo italiano del Coronavirus sulla base dell’analisi di 52 genomi completi.
Il team è quello di Gianguglielmo Zehender, Alessia Lai e Massimo Galli del Dipartimento di Scienze biomediche e cliniche (Dibic) Luigi Sacco dell’università degli Studi di Milano e Crc Episomi (Epidemiologia e sorveglianza molecolare delle infezioni). La ricerca, condotta nel laboratorio della Clinica delle Malattie infettive del Dibic all’ospedale Sacco di Milano, è stata svolta “sulle variazioni del genoma virale e quindi sulla filogenesi del virus stesso – precisano gli autori – e non sul numero dei casi osservati”. Oggetto dell’indagine 52 genomi virali completi di Sars Cov2 depositati in banche dati al 30 gennaio 2020.
“La ricerca ha consentito la datazione dell’origine e la ricostruzione della diffusione dell’infezione nei primi mesi dell’epidemia in Cina – dichiarano i ricercatori– attraverso la stima di parametri epidemiologici fondamentali come il numero riproduttivo di base (R0) e il tempo di raddoppiamento delle infezioni“.
L’epidemia è comparsa, secondo gli autori della ricerca, “tra la seconda metà di ottobre e la prima metà di novembre 2019”.

Il 16 aprile, il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008, ai microfoni del podcast francese specializzato in medicina e salute Pourquoi Doctor, ha affermato che il coronavirus Sars-CoV-2 sarebbe un virus manipolato uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan, dove si studiava il vaccino per l’Aids. Tesi ripresa nei primi giorni di maggio dal Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, come ha testimoniato il quotidiano La Repubblica. Pompeo, facendo seguito alle accuse di Trump, ha testualmente affermato, durante un’intervista al network televisivo Usa Abc, che “ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan” e che “la Cina è nota per la sua propensione a infettare il mondo e ad usare laboratori scadenti”.

Nei primi giorni di maggio il quotidiano la Repubblica ha pubblicato la notizia che il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, facendo seguito alle accuse di Trump, ha testualmente affermato, durante un’intervista al network televisivo Usa Abc che “ci sono numerose prove sul fatto che il coronavirus arrivi dal laboratorio di virologia di Wuhan” e che “la Cina è nota per la sua propensione a infettare il mondo e ad usare laboratori scadenti”.
La posizione di Pompeo è in linea con quanto ha affermato il 16 aprile, il professore Luc Montagnier, Nobel per la Medicina 2008, ai microfoni del podcast francese specializzato in medicina e salute Pourquoi Doctor. Montagnier aveva, in quall’occasione, affermato che il coronavirus Sars-CoV-2 sarebbe un virus manipolato uscito accidentalmente da un laboratorio cinese a Wuhan, dove si studiava il vaccino per l’Aids.

Il 29 maggio Libero titola che il Coronavirus è scappato dal laboratorio cinese e che l’indizio viene dal Centro cinese di controllo e prevenzione delle malattie. Nell’articolo si legge. “Il Centro di controllo e prevenzione delle malattie ha rinvigorito la teoria secondo cui il coronavirus sarebbe «scappato» da un laboratorio di ricerca. E’ infatti stato certificato che il wet market di Wuhan non è stato il luogo in cui è avvenuto lo «spillover», ovvero il salto del virus agli umani, ma solo il posto in cui si è verificata una super diffusione, in cui una persona ne ha contagiate molte altre. «Ora si scopre che il mercato è una delle vittime», ha dichiarato Gdo Fu, direttore del Centro di controllo cinese”.

Una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances (https://advances.sciencemag.org/…/early/2020/05/28/sciadv.a…) e condotta negli Usa sotto la guida dell’italiana Elena Giorgi, che lavora nei Laboratori di Los Alamos, e di Feng Gao, della Duke University (riportata dal Giornale di Brescia, l’1 giugno 2020) sostiene che ars-CoV-2 è un mix di geni ereditati dai coronavirus di pipistrello e pangolino.
Analizzando le sequenze genetiche del virus i ricercatori hanno confermato che il suo parente più vicino è il coronavirus che infetta i pipistrelli, ma che ha acquisito la capacità di infettare l’uomo grazie a un frammento di materiale genetico recepito dal coronavirus che infetta il pangolino. «Le sequenze del coronavirus raccolte dai pangolini di cui discutiamo nel nostro studio erano state già esaminate, tuttavia, la comunità scientifica era ancora divisa sul fatto che avessero avuto un ruolo nell’evoluzione di Sars-CoV-2», ha detto Giorgi. Nella ricerca, ha aggiunto «abbiamo dimostrato che in effetti Sars-CoV-2 ha una ricca storia evolutiva che include un rimpasto di materiale genetico tra coronavirus di pipistrello e di pangolino prima che acquisisse la sua capacità di saltare nell’uomo». I ricercatori riferiscono che questo salto da una specie all’altra è stato il risultato della capacità del virus di legarsi alle cellule ospiti attraverso alterazioni del suo materiale genetico. È come se il virus avesse riorganizzato la chiave che gli consente di sbloccare la porta di una cellula ospite, in questo caso una cellula umana. Nel caso di Sars-CoV-2, la «chiave» è la proteina spike che si trova sulla superficie del virus e che i coronavirus usano per legarsi alle cellule e infettarle. È stato scoperto che nel coronavirus del pipistrello, il sito di legame della proteina spike, cioè la parte della proteina necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana, è diverso da quello di Sars-CoV-2 e non può infettare in modo efficiente le cellule umane. I coronavirus tipici dei pangolini, invece, nonostante siano molto diversi da Sars-CoV-2, contengono la parte della proteina spike necessaria per legarsi alla membrana cellulare umana e che è importante per infettare l’uomo.
L’ANSA da WASHINGTON il 2 GIU scrive: “La Cina ritardò la comunicazione dei dati sul coronavirus e in alcuni casi li nascose provocando grande frustrazione tra i ranghi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità. E’ quanto emerge da un’inchiesta dell’Associated Pres fondata su documenti riservati dei vertici dell’agenzia dell’Onu. Carte dalle quali viene fuori un dietro le quinte ben diverso dalle lodi pubbliche fatte dall’Oms nei confronti di Pechino. Le rivelazioni arrivano dopo che il presidente cinese Xi Jinping ha ribadito la tempestività delle informazioni fornite all’Oms e il taglio dei fondi all’organizzazione da parte di Donald Trump, che l’ha accusata di essere collusa con Pechino. Benché le leggi internazionali obblighino i Paesi a riportare all’Oms informazioni che potrebbero avere un impatto sulla salute pubblica, l’Organizzazione mondiale della sanità non ha poteri coercitivi e deve affidarsi alla cooperazione degli stati membri”.
Il 4 giugno 2020 Sir Richard Dearlove, che è stato a capo dell’MI6 (servizi segreti britannici) dal 1999 al 2004, ha dichiarato al Daily Telegraph: “Il coronavirus è stato creato dall’uomo in un laboratorio in Cina e si è propagato nel mondo in seguito ad un incidente”.
Il 5 giugno il cardinale Charles Maung Bo, arcivescovo di Yangon ha affermato: “Il regime del Partito comunista cinese è il primo responsabile della pandemia coronavirus”. (notizia pubblicata dal quotidiano Libero).
Il 6 giugno 2020 esce la notizia che l’Oms ha creduto ad uno studio Pubblicato da Lancet contro l’uso della idrossiclorochina, esaltata da Trump come utile farmaco contro il virus. La notizia ricorda che il 25 maggio l’OMS ha lanciato una fatwa contro l’idrossiclorochina sulla base dello studio di Lancet. Successivamente 120 medici hanno scritto a Lancet mettendo in dubbio lo studio, fatto in un ospedale australiano dove ci sarebbero stati 73 morti per coronavirus. Peccato che nello stesso periodo in tutta l’Australia i morti per coronavirus siano stati 67. Presi in castagna, 3 dei firmatari dello studio hanno ritirato la firma, mentre l’ha mantenuta Sapan Desai, il “ricercatore” che aveva fornito i dati, raccolti dalla sua azienda, la Surgisphere di Chicago (Illinois), che di fatto risulta inattiva. Sapan Desai è un editore di fantascienza e conta sull’aiuto di una modella del porno, Ariane Anderson. In pratica, lo studio pubblicato da Lancet si è dimostrato essere un fantascientifico inganno che la stessa Oms ha avallato, con qualche fumus di strumentalità nella battaglia intrapresa contro Trump e a favore della linea cinese.
L’8 giugno 2020 Forbes pubblica la notizia che uno studio dello scienziato norvegese Birger Sorensen e dell’oncologo britannico Angus Dalgleish afferma che la proteina artiglio del Coronavirus contiene sequenze che appaiono essere artificiali.
Il 9 giugno La Verità pubblica la notizia che ricercatori dell’Università di Harvard, guidati dal dott. John Brownstein, hanno analizzato i dati dei satelliti e hanno scoperto un traffico anomalo nelle vicinanze degli ospedali di Wuhan nella scorsa estate. Nello stesso periodo si è registrato un picco di ricerche su Internet dei sintomi tipici del Cornavirus e, nei presidi sanitari della città focolaio, i parcheggi erano stracolmi già a settembre/ottobre.

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