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LA STORIA ASSURDA E INQUIETANTE DEI TAMPONI E DEGLI ESAMI SIEROLOGICI.

LA STORIA ASSURDA E INQUIETANTE DEI TAMPONI E DEGLI ESAMI SIEROLOGICI.

Nonostante le direttive del Ministero della salute abbiano disposto che i campioni biologici raccomandati per la diagnosi di laboratorio per il nuovo coronavirus siano prelievi di alte vie respiratorie (es. tamponi nasofaringeo e/o orofaringeo, aspirato nasofaringeo) o di basse vie respiratorie, se possibile (es. sputum, aspirato endotracheale, lavaggio broncoalveolare) e nonostante si evidenzi che “il risultato negativo di un test condotto su un singolo campione, soprattutto se prelevato dalle alte vie respiratorie, non esclude l’infezione” e conseguentemente si raccomandi un campionamento ripetuto nel paziente e l’inclusione di campioni dalle basse vie respiratorie nei casi di infezione grave e progressiva”, i tamponi vengono eseguiti con grande parsimonia.

Emergono, peraltro, teorie che indicano la necessità di eseguire tamponi su larga scala, ma non se ne fa nulla a livello nazionale, nonostante iniziative locali.

Ancora ai primi di aprile le direttive ministeriali indicano di eseguire tamponi ai casi sintomatici e ai loro contatti a rischio, a tutti coloro che sono in ospedale con una infezione respiratoria, a coloro che con lo stesso problema si trovano in residenze per anziani o in strutture per lungodegenti.

Il test va fatto anche molte altre categorie: operatori sanitari esposti, operatori di servizi pubblici essenziali anche con sintomi lievi, lavoratori di Rsa asintomatici, persone fragili a causa di patologie croniche o comunque gravi come il cancro, e “individui sintomatici all’interno di comunità chiuse, per identificare rapidamente focolai e garantire misure di contenimento”. Infine, nelle aree dove la diffusione del virus non è ancora limitata, e se ci sono risorse, il test è consigliato anche per tutti i pazienti con una infezione respiratoria. 

Sono indicati anche i test sierologici e i laboratori, ma si lamenta la mancanza di reagenti. Nessuna indagine a tappeto sulla popolazione. L’accesso ai test sierologici e i tamponi è regolato dai sistemi regionali e possono essere richiesti dai medici in relazione alla presenza di rischio di malattia in corso o pregressa. Il costo è a carico del servizio sanitario nazionale.

Successivamente inizia ad affermarsi l’idea di fare tamponi a tappeto, essendo il tampone nasofaringeo l’unico modo di fare diagnosi, ma i tamponi sono eseguibili solo nei centri autorizzati dall’Istituto Superiore di Sanità, con tempi di risposta di settimane.

Nella seconda settimana di giugno il Tar del Lazio sentenzia che anche le strutture private possono eseguire le analisi con i tamponi, ma sempre dietro presentazione di ricetta medica. Per i test sierologici di vario tipo è possibile accedere anche alle strutture private.

I costi per il paziente in caso di accesso alle strutture private è di 50 euro per i sierologici e di 80-90 euro per i tamponi.

Tuttavia, il via libera ai tamponi a pagamento arriva quando per i tamponi è arrivata la nuova direttiva dell’Oms, che non ne raccomanda più la doppia esecuzione, in quanto dopo il primo tampone, i assenza di sintomi, si da per scontata la inattività del virus. 

ED ORA IL DOPPIO TAMPONE NON E’ PIU’ NECESSARIO

Arrivati all’idea di tamponare tutti quanti, ecco che cambiano le raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità per la gestione del rilascio dall’isolamento di pazienti Covid-19: l’Oms non raccomanda più il doppio tampone negativo per certificare la guarigione da Covid-19 e liberare i pazienti dall’isolamento, ma bastano invece tre giorni senza sintomi.

I nuovi criteri richiesti per porre fine all’isolamento sono: 

Per i pazienti sintomatici: 10 giorni dopo l’insorgenza dei sintomi, più almeno 3 giorni senza sintomi (incluso senza febbre e senza sintomi respiratori).

Per i pazienti asintomatici: 10 giorni dopo il tampone positivo.

La modifica è stata decisa in base alle evidenze che dimostrano che il virus attivo, in grado di replicarsi e di infettare, non risulta presente, se non eccezionalmente, nei campioni respiratori del paziente dopo 9 giorni dall’insorgenza dei sintomi, e in particolare nei casi di infezione lieve, contestualmente alla formazione di anticorpi neutralizzanti. Appare quindi sicuro liberare il paziente dall’isolamento sulla base di criteri clinici, piuttosto che sulla ripetizione dell’esame del tampone, che può continuare a rilevare tracce non vitali di RNA (non pericoloso) per molte settimane. Inoltre lunghi periodi di isolamento per soggetti senza sintomi incidono sul benessere individuale, sulla società e sull’accesso alle cure sanitarie. 

Recepire le nuove linee guida dell’Oms aiuterebbe di fatto a ridurre i tempi di isolamento per molte persone che non comportano rischi per se stessi e gli altri .

Gli Americani hanno recepito le nuove linee guida dell’Oms. Cosa farà l’Italia?

Nel dettaglio, il 17 giugno 2020, l’Organizzazione Mondiale della sanità scrive: “Comprensione attuale del rischio di trasmissione – L’infezione da virus che causa COVID-19 (SARS-CoV-2) è confermata dalla presenza di RNA virale rilevato da test molecolari, generalmente RT-PCR. Il rilevamento dell’RNA virale non significa necessariamente che una persona sia infettiva e in grado di trasmettere il virus a un’altra persona. I fattori che determinano il rischio di trasmissione includono se un virus è ancora competente per la replicazione, se il paziente ha sintomi, come una tosse, che può diffondere goccioline infettive e il comportamento e i fattori ambientali associati all’individuo infetto. Di solito 5-10 giorni dopo l’infezione da SARS-CoV-2, l’individuo infetto inizia a produrre gradualmente anticorpi neutralizzanti. Il legame di questi anticorpi neutralizzanti con il virus dovrebbe ridurre il rischio di trasmissione del virus.

L’RNA SARS-CoV-2 è stato rilevato in pazienti 1-3 giorni prima dell’insorgenza dei sintomi e la carica virale nei picchi del tratto respiratorio superiore entro la prima settimana di infezione, seguita da un graduale declino nel tempo.

Nelle feci e nel tratto respiratorio inferiore, questa carica virale sembra raggiungere il picco nella seconda settimana di malattia.19 L’RNA virale è stato rilevato nel tratto respiratorio superiore (URT) e nel tratto respiratorio inferiore (LRT) e feci, indipendentemente dalla gravità della malattia.19 Sembra esserci una tendenza nel rilevamento più lungo di RNA virale in pazienti più gravemente malati. Gli studi sulla rilevazione di RNA virale in pazienti immunocompromessi sono limitati, ma uno studio ha suggerito un rilevamento prolungato dell’RNA virale nei pazienti con trapianto renale. Alcuni studi hanno analizzato il rischio di trasmissione correlato al sintomo di insorgenza e il rischio stimato di trasmissione era più elevato al momento o intorno al momento dell’insorgenza dei sintomi e nei primi 5 giorni di malattia. […].

Vari studi, prosegue l’Oms,  “hanno descritto la correlazione tra ridotta infettività con la diminuzione delle cariche virali10,11,29,34 e un aumento della neutralizzazione anticorpi. Sebbene l’RNA virale possa essere rilevato dalla PCR anche dopo la risoluzione dei sintomi, la quantità di RNA virale rilevata è sostanzialmente ridotta nel tempo e generalmente al di sotto della soglia in cui è possibile isolare il virus competente per la replicazione. Pertanto, la combinazione del tempo dopo l’insorgenza dei sintomi e l’eliminazione dei sintomi sembra essere un approccio generalmente sicuro basato sui dati attuali.

A conclusione Oms dichiara: “Sulla base di prove che dimostrano la rarità del virus che può essere coltivato in campioni respiratori dopo 9 giorni dall’esordio dei sintomi, specialmente nei pazienti con malattia lieve, di solito accompagnato da livelli crescenti di anticorpi neutralizzanti e una risoluzione dei sintomi, sembra sicuro liberare i pazienti dall’isolamento sulla base di criteri clinici che richiedono un tempo minimo di isolamento di 13 giorni, piuttosto che rigorosamente su risultati ripetuti di PCR. È importante notare che i criteri clinici richiedono che i sintomi dei pazienti siano stati risolti per almeno tre giorni prima del rilascio dall’isolamento, con un tempo minimo di isolamento di 13 giorni dall’insorgenza dei sintomi. Queste modifiche ai criteri per la dimissione dall’isolamento (in una struttura sanitaria o altrove) bilanciano la comprensione del rischio infettivo e la praticità di richiedere ripetuti test PCR negativi, soprattutto in contesti di trasmissione intensiva o forniture di test limitate. Sebbene il rischio di trasmissione dopo la risoluzione dei sintomi sia probabilmente minimo in base a ciò che è attualmente noto, non può essere completamente escluso. Tuttavia, non esiste un approccio a rischio zero e il rigoroso affidamento sulla conferma della PCR della clearance dell’RNA virale crea altri rischi (ad esempio, sforzare le risorse e limitare l’accesso alle cure sanitarie per i nuovi pazienti con malattia acuta)”.

A quanto pare, hanno ragione coloro i quali dicono che il Coronavirus ha perso potenza, ma la strategia della paura, a fini strettamente politici, introduce altre narrazioni, che parlano di nuove ondate, di vaccini obbligatori, che fra l’altro non ci sono e di nuove restrizioni.

L’ideologia del confinamento sociale non solo ammazza la verità, ma distrugge anche la scienza.

© Silvano Danesi

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