Blog Post

MR. FLYNN E I PESCI ROSSI

MR. FLYNN E I PESCI ROSSI

Si dice che il pesce rosso non abbia capacità mnemoniche, quindi non può “fare tesoro” di ricordi ed esperienze. La sindrome omonima è quindi la strana condizione dell’uomo moderno di essere rinchiuso in una bolla trasparente, osservato da tutti ma incapace di vedere nulla se non ciò che viene proiettato sul vetro (cioè la televisione) e, non avendo nessuna nozione del tempo, non riesce a notare niente di strano se una notizia di oggi ne capovolge una sentita ieri, magari proveniente dalla stessa origine.

Non solo ogni notizia è presa per buona in automatico, ma soprattutto risulta difficile fare deduzioni e collegamenti diacronici.

La velocità con cui il mondo connesso si è permeato nella nostra quotidianità ha limitato il nostro vivere alla dualità reale/virtuale, in essa siamo ormai meri fruitori – o meglio consumatori – di una strana condizione liquida che si pone tra il reale ed il virtuale. Lo schermo è come il vetro per il pesce rosso, è la soglia che, superata, non ci fa tornare indietro perché entri nella realtà o esci dal virtuale.

Si vive un eterno presente, tendenzialmente asettico e garantito, che la tecnologia controlla cercando di prevedere e determinare i nostri comportamenti.


L’effetto Flynn consiste nell’aumento nel valore del Q I medio della popolazione nel corso degli antni, un fenomeno osservato da James R. Flynn. Lo ha rilevato in svariati paesi, per questo, è interpretabile come indipendente dalla cultura di appartenenza. La scoperta di questo fenomeno avvenne negli anni ottanta del Novecento, a seguito della valutazione delle serie storiche di paesi (più di una ventina) per i quali si disponeva di dati affidabili: Flynn osservò come, nel corso degli anni, il valore del quoziente intellettivo fosse aumentato in modo progressivo, con una crescita media di circa 3 punti per ogni decennio. La popolazione statunitense, ad esempio, ha guadagnato più di 13 punti dal 1938 al 1984.

L’effetto Flynn, ovvero l’aumento del quoziente intellettivo medio nelle generazioni, segnala attualmente qualche allarme, perché sembra che la tendenza virtuosa dagli anni Duemila si sia ormai invertita. Per riassumere, ci stiamo instupidendo.

La sindrome del «pesce rosso», perché l’overload, il sovraccarico, blocca la capacità di separare ciò che conta da ciò che non è importante, con un effetto documentato: una sorta di paralisi delle decisioni e delle azioni dovuta alla quantità enorme di informazioni da «processare». E il diluvio di email, messaggi e scroll sui nostri device ci ha fatto sì diventare capaci di gestire più cose contemporaneamente, più “multitasking” – grazie alla innata capacità di adattamento – ma ci ha trasformato anche in pesci rossi. Perché la soglia di attenzione che abbiamo ora, secondo un’indagine piuttosto solida di Microsoft di qualche anno fa, sarebbe inferiore a quella del pesciolino nella boccia: 9 secondi del pesce contro i nostri 8.


Insomma, dentro una boccia quanto ad attenzione, dentro una bolla quanto a informazioni che riceviamo, con gli algoritmi che fanno il lavoro di selezione per noi, stabilendo cosa ci interessa o deve interessarci.

Staccare le persone dalla propria storia per farne agenti dello sradicamento è l’inquietante imperativo. Una nuova umanità si affaccia sulla terra, indistinta, intercambiabile, mobile in uno spazio artificiale ad uso e consumo di algoritmi sempre più sofisticati ma plausibili, applicazioni per telefonini suadenti e pronte ad un utilizzo intuitivo elementare tanto che a volte basta un click per donare la nostra esperienza alle macchine, alle quali finiamo per somigliare sempre più..

Le macchine Invasive, dispensatrici di servizi per bisogni indotti, come muti tessitori, costruiscono la ragnatela ed avvolgono lo spazio dell’esperienza umana.

A metà degli anni Ottanta, la Stasi era diventata la principale azienda della Germania dell’Est, dando lavoro a circa 100.000 spioni a tempo pieno e almeno a un altro mezzo milione di informatori attivi sul territorio. Secondo Anna Funder, autrice di Stasiland, l’organizzazione spionistica aveva trasformato circa il 15 per cento della popolazione in ladri di dati personali. Conosciuta tra i cittadini locali come «l’Azienda», la Stasi mirava a trasformare il paese in qualcosa di simile al film di Alfred Hitchcock “La finestra sul cortile”.

L’evoluzione dell’uomo sulla terra è stata caratterizzata da mutamenti continui e radicali. C’è sempre stato un prima e un dopo ma solo a posteriori questo è evidente. Chi vive il momento della mutazione non la avverte, non comprende il momento e a quel punto deve scegliere tra il ciclo cosmico delle stagioni e l’ossessione dell’ultimo meteo digitale.

About Mario Scompiglio

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *