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SUCCHI DI FRUTTA

SUCCHI DI FRUTTA

Tanto tempo fa l’uomo era cacciatore di animali selvatici e raccoglitore di granaglie. Poi lentamente ha iniziato ad allevare gli animali che prima cacciava e ha iniziato a coltivare con metodo le sementi che prima raccoglieva occasionalmente.

Tutto ciò è avvenuto grazie all’apprendimento esperienziale (Experiential Learning), che costituisce un modello di apprendimento basato sull’esperienza, sia essa cognitiva, emotiva o sensoriale.

Il processo di apprendimento si realizza attraverso l’azione e la sperimentazione di situazioni, compiti, ruoli in cui il soggetto, attivo protagonista, si trova a mettere in campo le proprie risorse e competenze per l’elaborazione e/o la riorganizzazione di teorie e concetti volti al raggiungimento di un obiettivo.

L’apprendimento esperienziale consente al soggetto di affrontare situazioni di incertezza, sviluppando comportamenti adattivi e migliorando, nel contempo, la capacità di gestire la propria emotività nei momenti di maggiore stress psicologico.

Consente inoltre di sviluppare le proprie abilità di problem solving, anche attraverso l’abilità creativa, e di far acquisire autoconsapevolezza mediante auto-osservazione ed etero-osservazione, al fine di ridefinire eventuali atteggiamenti inadeguati e di valorizzare i comportamenti costruttivi.

L’esperienza così acquisita diviene patrimonio di conoscenza del soggetto e costituirà il nuovo punto di partenza di ulteriori evoluzioni.

Per il vocabolario Treccani:

Esperiènza. Conoscenza diretta, personalmente acquisita con l’osservazione, l’uso o la pratica, di una determinata sfera della realtà”.

Ci aiuta in questo l’etimologia della parola, che viene dal latino “experientia”, termine derivante a sua volta da “experiens”, participio presente del verbo “experiri”, cioè provare, sperimentare. Quindi l’esperienza è un “provare”, o, meglio, uno sperimentare, proprio nel senso più genuino di compiere un esperimento.

Shoshana Zuboff, nel sul libro Il Capitalismo della Sorveglianza” sostiene che “All’inizio del XXI secolo, tutte le montagne erano già state scalate, gli oceani scoperti, non rimanevano molte cose da trasformare in commodity, come aveva fatto il capitalismo industriale nella sua evoluzione. Così per fare profitti, dopo lo scoppio della bolla delle dotcom, le nuove aziende tecnologiche hanno individuato nell’esperienza umana la nuova materia prima da monetizzare: dai dati potevano estrarre i segnali per individuare i comportamenti futuri delle persone”.

L’esperienza quale arricchimento personale ha molteplici vantaggi.

  1. Ci permette di comprendere meglio il comportamento delle altre persone e spesso anche il nostro.
  2. Il primo canale di crescita personale è l’esperienza diretta.
  3. Possiamo fare tante esperienze nella vita e non necessariamente tramite costosi viaggi.
  4. Le persone con esperienza di vita rilevante hanno una lunga serie di vantaggi, specialmente dal punto di vista delle relazioni.

Secondo Mario Sala, partner di Praxis Management e Brand Owner di Italian Customer IntelligenceL’esperienza è quindi un provare, seguito simultaneamente – o quasi – da un giudizio, col fine di conoscere (soprattutto se stessi)”.

Le macchine, gli algoritmi, i social, si stanno impadronendo gratis e senza sforzo di ciò che loro non possono generare autonomamente, ovvero l’esperienza della vita reale dettata dall’uso della pratica.

Per ora esperienza e giudizio sono ancora patrimonio esclusivo dell’essere umano, si formano solo in lui. L’algoritmo non può determinare questi due fattori tipicamente umani in quanto non è in grado di spingersi oltre il puro calcolo. Di conseguenza la cosiddetta Intelligenza Artificiale deve attingere dagli umani per colmare le proprie lacune: quotidianamente noi siamo – più o meno inconsapevoli – fornitori di queste materie prime, intangibili ma per lei fondamentali.

Fino ad ora abbiamo visto che l’esperienza è stata fondamentale per l’evoluzione umana; concentriamo ora l’attenzione anche su un altro aspetto determinante: il giudizio (altro elemento assente nelle macchine).

Il termine “giudizio” ha tre significati fondamentali:

  • è la decisione mediante la quale la realtà viene determinata in un modo piuttosto che in un altro, tanto sul piano dell’essere che su quello dell’agire (si giudica una circostanza e si decide come si deve agire di conseguenza)
  • in senso soggettivo, è la facoltà dell’uomo di prendere decisioni
  • e con riferimento al risultato della decisione, è la proposizione che esprime una determinazione della realtà o dell’azione.

Quindi, esperienza e giudizio si formano nel mondo reale, non nel mondo virtuale, che ha ancora necessariamente bisogno dell’essere umano per colmare questa lacuna. Solo quando (e se) si manifesterà la prima singolarità tecnologica, ovvero l’avvento di un’intelligenza superiore a quella umana (o comunque da questa completamente indipendente), allora potremmo valutare se esperienza e giudizio non siano più a quel punto fattori esclusivi del rapporto dell’uomo con la sua realtà o se avremo delegato anche queste ultime nostre caratteristiche esclusive a un algoritmo.

Per tornare al titolo, la nostra esperienza e il nostro giudizio personali sono come un succo di frutta individuale, un estratto di ciascuno di noi. Un qualcosa di unico e irripetibile, del quale si nutre l’Intelligenza Artificiale (o meglio chi la controlla), secondo dopo secondo.

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