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L’IGNORANZA DELLA MATRIX CONSENTE LA MANIPOLAZIONE

L’IGNORANZA DELLA MATRIX CONSENTE LA MANIPOLAZIONE

L’IGNORANZA DELLA MATRIX CONSENTE LA MANIPOLAZIONE

L’energia dipinge un’opera d’arte sulla tela dello spazio-tempo. Per farlo, necessita di informazione, di un progetto intelligente e di un’azione cosciente.

Questo dipinto è la matrix universale, la matrice entro la quale è compreso l’essere umano, che la percepisce con gli strumenti a sua disposizione, siano essi naturali, siano essi frutto della ricerca scientifica e della conseguente tecnologia.

Se volessimo pensare all’energia del Tutto come al pennello di un pittore, potremmo riferirci alla tecnica del pontillisme e a pittori come Seurat, Van Gogh, Signac, ecc. Se il dipinto lo pensiamo tridimensionale, possiamo riferirci alla tecnica ologrammatica, immaginando l’Olos, il Tutto, che scrive se stesso negli universi.

Le onde energetiche sono composte da pacchetti. L’energia è granulare, ossia è composta da quanti. “La materia – sostiene Carlo Rovelli – è rimpiazzata da fantasmatiche onde di probabilità”.[i]

La tela dello spazio-tempo è figlia naturale dell’energia in quanto nata dall’inflazione di un’eccitazione del campo quantistico che ha dato vita all’universo nel quale dimoriamo.  

Qui l’attenzione va posta al concetto di probabilità, che è connesso a quello di possibilità.

Mak Planck ha stabilito che l’energia di ciascuna onda può essere un multiplo intero di un’energia elementare. E’ come se l’energia si concentrasse in pacchetti e la dimensione di questi pacchetti deve essere proporzionale alla frequenza dell’onda (la costante di Planck stabilisce il rapporto proporzionale tra onda e pacchetto energetico). La costante di Planck H=6,62607015J.s ha le dimensioni di un’energia per un tempo. Indicata con h, la Costante di Planck è detta anche quanto d’azione e rappresenta l’azione minima possibile. Il solo fatto che esista è il segno che l’energia e le grandezze fisiche fondamentali ad essa legate non sono continue, ma quantizzate, cioè possono assumere solo valori multipli della costante stessa.

Una delle caratteristiche fondamentali della meccanica quantistica è che la frequenza e l’energia sono correlate e la correlazione per un fotone è data dalla formula E=hv, dove E è l’energia, v è la frequenza e h è la costante di Plank. [ii]

Einstein ha successivamente asserito che le onde elettromagnetiche siano costituite da “grani” elementari: i fotoni, che sono quanti di energia elettromagnetica. Ogni fotone ha un’energia h volte la frequenza della luce di cui fa parte.

Einstein suggerisce, scrive sempre Carlo Rovelli – “che la luce e tutte le altre onde elettromagnetiche siano proprio costituite da «grani» elementari, ciascuno con un’energia, che dipende dalla frequenza. I primi «quanti». Oggi li chiamiamo fotoni, i quanti di luce. La costante di Planck h misura la loro dimensione: ogni fotone ha un’energia h volte la frequenza della luce di cui fa parte”. [iii]

“La granularità – scrive ancora Carlo Rovelli – non riguarda solo l’energia: è estremamente generale. Nel mio campo di studio, la gravità quantistica, si mostra che lo spazio fisico in cui viviamo è granulare a piccolissima scala. Anche in questo caso, la costante di Planck determina la scala (piccolissima) dei «quanti elementari di spazio»”. [iv]

Anche lo spazio fisico nel quale viviamo “è granulare a piccolissima scala”. [v]

Tutto ciò che noi vediamo, pertanto, non è un continuum, ma un insieme relazionale interattivo di tasselli elementari di realtà.

L’energia contiene informazioni e l’informazione viene trasportata lungo onde di energia o  pattern di energia (Daniel Siegel)[vi] che ovviamente è quantizzata, ragione per la quale l’informazione è a sua volta trasferita in quanti di informazione. Oggi l’unità elementare di informazione nella teoria dell’informazione è il bit: l’unità di misura definita come la quantità minima di informazione che serve a discernere tra due eventi equiprobabili (ad esempio si-no). Il bit è la grandezza con la quale si misura la quantità di informazione.

L’informazione, dunque, serve a discernere tra due eventi equiprobabili. Essere informati, ossia conoscere, sin dalla qualtità minima di informazione, è essenziale per discernere.

Il libero arbitrio, che è la facoltà di scegliere, dipende dall’informazione posseduta, ossia dalla conoscenza. Più si ignora e meno si discerne. L’ignoranza è il vizio supremo riguardante l’essere umano, in quanto costituisce la modalità con la quale rimane prigioniero nella caverna platonica o schiavo della sua “sfocatura” visiva, della sua limitatezza percettiva.  Conseguentemente la libertà è strettamente connessa con la conoscenza.

LA REALTÀ PERCEPITA NON È LA REALTÀ

Giunti a questo punto abbiamo la possibilità di dare una risposta alla domanda: “La realtà che percepiamo è la realtà?”.  La risposta è no.

Donald Hoffman, scienziato cognitivista, propone questo interessante teorema sulla modalità con la quale percepiamo la realtà: “Fitness Batte Verità (FBV)”. [vii] “Il teorema FBV ci dice che il linguaggio delle nostre percezioni, inclusi spazio, tempo, forma, tonalità, saturazione, luminosità, consistenza, sapore, suono, odore e movimento, non può descrivere la realtà così come è quando nessuno la guarda. Il punto non è semplicemente che questa o quella percezione sia sbagliata, ma che nessuna delle nostre percezioni potrà mai essere giusta, essendo formulata in questo linguaggio”. [viii]

Hoffman ci avverte: “Se capiamo i codici del fitness, possiamo anche crackarli a nostro vantaggio”. [ix]

Il fatto è che se non capiamo i codici e li capiscono altri, questi altri ci possono manipolare a loro piacimento. Chi ha capito come funziona la matrix è in grado di usarne i codici per sottomettere chi non li ha capiti.

L’attuale comprensione della matrix da parte di alcune élite e l’ignoranza della stessa da parte delle moltitudini umane è oggi l’elemento portante di una dittatura tecnologica sempre più invasiva e negatrice di libertà fondamentali.

Avere cognizione dei codici della matrix e possedere la capacità di imitare la tecnica usata per dipingere il quadro dello spazio-tempo, consente di manipolare la percezione, dominare le menti, modificare il pensiero.

L’evoluzione, sostiene Hoffman, ci “ha dotato di sensi che nascondono la verità e mostrano icone semplici di cui abbiamo bisogno per sopravvivere abbastanza a lungo da allevare prole. […]. La percezione non è una finestra sulla realtà oggettiva, ma un’interfaccia che nasconde la realtà oggettiva dietro un velo di icone utili”. [x]

La realtà che percepiamo è il frutto degli input che i nostri sensi inviano al cervello, dove un algoritmo sofisticato, produce il film della vita così come ci appare, ma non è così.

Alcuni scienziati pensano che l’intera realtà sia un ologramma costituito da bit di informazione. Altri scienziati pensano che alla base della realtà ci siano le esperienze coscienti. “Forse l’universo stesso – afferma Hoffman – è un’immensa rete sociale di agenti coscienti che hanno esperienze, decidono e agiscono. Se è così la coscienza non sorge dalla materia: questa è un’affermazione di vasta portata, (…). Al contrario, sono la materia e lo spaziotempo a sorgere dalla coscienza, come interfaccia percettiva”.  [xi] I fisici Fabio Truc e Federico Faggin, propongono un Tutto la cui sostanza è la coscienza.

Carlo Rovelli, fisico teorico, propone l’estremo “dissolversi di sostanzialità” in una rete delle reti, un complesso intreccio di relazioni, di interazioni e, citando la Tempesta di Shakespeare, ricorda che Prospero afferma: “Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, e la nostra breve vita è circondata da un sogno”. [xii]

L’intera realtà è costituita da relazioni interattive tra quanti, ossia tra onde composte in pacchetti, la cui grandezza è proporzionale alla loro frequenza.

A immagine e somiglianza

Nella computer grafica l’unità minima convenzionale della superficie di un’immagine digitale è il pixel. I pixel, disposti in modo da comporre una griglia fissa rettangolare, per la loro piccolezza e densità appaiono fusi in un’unica immagine. Il termine è la contrazione di “picture element”, cioè “elemento di immagine”.

L’essere umano è un essere “immaginale”, nel senso che immagina. “L’unità di base della mente – sostiene Antonio Damasio –  è l’immagine, l’immagine di una cosa o di ciò che essa fa; o di ciò che vi fa sentire; o l’immagine di ciò che voi pensate della cosa; o le immagini delle parole che traducono quanto sopra. […]. L’elaborazione delle immagini permette inoltre al cervello di astrarre immagini e di rivelare la struttura schematica soggiacente a un’immagine visiva o sonora e, a riguardo, le immagini integrate di movimenti che descrivono uno stato del sentire”. [xiii]

La mente crea mappe degli eventi e degli oggetti percepiti e “le raffigurazioni prodotte da questa trama di attività nervose, le mappe, altro non sono – sostiene Damasio – che i contenuti essenziali delle immagini nella nostra mente. Le mappe di ciascuna modalità sensoriale sono la base dell’integrazione che rende possibili le immagini, e quelle immagini, che fluiscono nel tempo, altro non sono che i contenuti della mente”. [xiv]

Ogni parola che usiamo è fatta di un’immagine mentale[xv]. Ogni concetto che pensiamo lo traduciamo in un’immagine.

Nel testo della Genesi (Bibbia) è scritto: «Dio disse: facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza… e Dio creò l’uomo a sua immagine, a immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò» (Gen. 1,26-27). Ma c’è anche un testo che è molto più esplicito nel dire la somiglianza tra Dio e l’uomo: «Quando Dio creò l’uomo, lo fece simile a sé. Lo creò maschio e femmina, li benedisse, e quando furono creati pose loro il nome di “Uomo”» (Gen. 5, 1-2).
Un’immagine è la riproduzione più o meno esatta di qualcosa, la somiglianza significa che ne riproduce sia l’aspetto esteriore, sia aspetti, qualità, caratteri intrinseci. E che l’uomo possa somigliare a Dio lo dice anche Gesù a Filippo che gli chiede di mostrare loro il Padre: «Chi ha visto me ha visto il Padre» (Gv 14,9).

Se usciamo da una visione antropomorfa di Dio, come suggeriscono Einstein, Spinoza e Giordano Bruno, che cosa possono significare immagine e somiglianza?

La nostra modalità immaginale è acclarata. La somiglianza può essere analogia di aspetto esteriore, e, talvolta, anche di qualità e di carattere ed è come la similitudine, che è figura retorica fondata sulla somiglianza logica o fantastica di due eventi o successioni di pensiero; si distingue in una protasi segnalata da come ( come all’apparir del sole le particelle di neve si sciolgono ) e in un’apodosi segnalata da così ( così all’apparire dell’insegnante gli scolari si squagliarono ).

Il così-come richiama il concetto, proprio di Baruch Spinoza e di Giordano Bruno, che tra “produttore” e “prodotto” non vi è alterità, in quanto il “prodotto” non è esterno al “produttore”. In altri termini, l’essere umano, così come ogni altro evento, non è estraneo al Tutto; ne è solo un frattale, un modo.

L’essere umano è così com’e il Tutto.

La produzione del Tutto è poesia

La poíesis è quella produzione che fa divenire qualcosa dalla non presenza, determinandone il suo apparire. La poíesis evoca, chiama all’apparire, all’evidenza. Anche in questo siamo simili: la parola poetica del bardo è il fluire dell’ispirazione (il druidico awen) che si fa verbo e musica.

Una volta evocati siamo. Come afferma la Bhagavad Gita: “Ciò che è non può cessare di essere”. Giordano Bruno nel suo “Il triplice minimo e la misura” è dello stesso parere quando afferma che “il tuo minimo non è il corpo, è una sostanza che il potere della natura non può affatto disgregare, né i fulmini raggiungere, né il calore delle fiamme distruggere, in quanto indivisibile”. [xvi]

Qual è il nostro minimo?

© Silvano Danesi


[i] Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi

[ii] Vedi Jim Al Khalili e John Joe Mc Fadden, La fisica della vita, Boringhieri

[iii] Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi

[iv] Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi

[v] Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi

[vi] Daniel J. Siegel, I misteri della mente, Cortina

[vii] Donald Hoffman, L’illusione della realtà- Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo. Bollati Boringhieri

[viii]Donald Hoffman, L’illusione della realtà- Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo. Bollati Boringhieri.

[ix] Donald Hoffman, L’illusione della realtà- Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo. Bollati Boringhieri.

[x] Donald Hoffman, L’illusione della realtà- Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo. Bollati Boringhieri.

[xi] Donald Hoffman, L’illusione della realtà- Come l’evoluzione ci inganna sul mondo che vediamo. Bollati Boringhieri.

[xii] Carlo Rovelli, Helgoland, Adelphi

[xiii] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[xiv] Antonio Damasio, Lo strano ordine delle cose, Adelphi

[xv] Vedi: Antonio Damasio, Lo strano ordine della cose, Adelphi

[xvi] Giordano Bruno, Il triplice minimo e la misura”, Mondadori

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