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IL PROGETTO PROTEZIONE, CON IL MURO DI BERLINO TRA NONNI E NIPOTI, SONDA LA RESISTENZA DEGLI ITALIANI.

IL PROGETTO PROTEZIONE, CON IL MURO DI BERLINO TRA NONNI E NIPOTI, SONDA LA RESISTENZA DEGLI ITALIANI.

Lallalà, lallalà, lallalà, lallalà. L’ultimo Dpcm, con i provvedimenti restrittivi relativi al Natale, non è il frutto di uno sbandamento, di incapacità, di protervia; è un atto perfettamente coerente con la sperimentazione, in atto in Italia, del Progetto Protezione in stile Ddr, funzionale al nuovo feudalesimo in fase di instaurazione a livello mondiale per chiudere la fase storica delle democrazie liberali.

Il Dpcm innalza, in perfetto stile Ddr, il Muro di Berlino di Natale tra i nonni e i nipoti. Un provvedimento che mi ha indotto ad approfondire la forma mentis del marchese De Sade, perché di sadismo si tratta.

Sadismo, sì, ma in prima lettura. E’ una lettura che mantiene un suo soggettivo valore psicologico, ma a ben vedere, si tratta di altro.

Il provvedimento, che suscita indignazione, è teso a misurare la resistenza degli italiani a norme cervellotiche e vessatorie, ispirate al nonsense e a capire fino a che punto la popolazione è disponibile a farsi vessare, dominare, sottomettere.

Se avesse un minimo di sostanza reale la valutazione del Censis che l’80 per cento degli italiani è d’accordo con gli ultimi PPP (provvedimenti del progetto protezione), sarebbe del tutto evidente che la resistenza degli italiani è ormai vicina alla protrazione: PPPP (prostrazione ai provvedimenti del progetto protezione). Se ha ragione il Censis lo vedremo nei prossimi giorni, quando il Progetto Protezione imporrà il patentino vaccinale PVPP (patentino vaccinale progetto protezione), senza il quale i reprobi saranno esclusi dalla comunità, come si fece un tempo con i lebbrosi, ai quali furono presto associati gli ebrei.

Il patentino giallo (stesso colore della famosa stella) ha degli illustri predecessori e non a caso viene proposto da qualche avanguardista dell’Oms, organizzazione ormai a ispirazione cinese, ossia antidemocratica e totalitaria.

Facciamo un salto indietro nella storia.

Innocenzo III, nato in una nobile famiglia Romana, eletto papa a 38 anni, nel 1198, era un intellettuale che aveva studiato diritto Bologna e teologia in Francia e fu il primo papa a dichiararsi esplicitamente non solo successore di San Pietro, ma anche vicario di Cristo.

”Re dei re, dunque rex regum, superiore ai princìpi e loro giudice. Il giorno della sua incoronazione egli proclamò: «È a me che Gesù ha detto: ti darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che  legherai sulla terra sarà legato anche in cielo». Guardate dunque chi è questo servo che governa un’intera famiglia: «È il vicario di Gesù Cristo, il successore di Pietro. Egli sta fra Dio e l’uomo, meno grande di Dio, più grande dell’uomo»”. [i]

Verso la fine del suo pontificato Innocenzo III riunì il Concilio Lateranense (1215), nel quale fu stabilito il dogma della transustanziazione.

Sentendosi re dei re, istituì l’inquisizione. “Il pastore doveva eliminare le pecore rognose, e purgare  il popolo Cristiano, già isolato dai lebbrosi e dagli ebrei, di tutti i perniciosi germi che lo avvelenano”.[ii]

Riguardo ai lebbrosi, ai quali Innocenzo III benevolmente mise accanto gli ebrei, la storia deve fare un ulteriore passo indietro. Siamo arrivati all’Editto di Rotari (603):”Chi è affetto da lebbra, riconosciuta dai giudici e dal popolo, viene espulso dalla città”.

Anche in questo caso l’editto civile fu preceduto da una disposizione papale. Un precedente concilio di Lione (Lione 538) aveva, infatti, ordinato di rinchiudere nei lebbrosari tutti gli esseri impuri affetti da malattie contagiose e i pazzi posseduti dal demonio, allontanandoli dal popolo di Dio.  Oggi la minaccia è l’uso del contiano Tso.

Fu così che il primo lebbrosario in Francia fu aperto a Saint Claude nel 460. Nel 1126 il lebbrosari  erano 2000, con la conseguente decretazione della morte civile del lebbroso. Il 21 giugno 1321 un editto emesso a Poitiers da re Filippo V di Francia e Navarra ordinava la reclusione e l’eccidio dei lebbrosi accusati di essere in combutta con gli ebrei nel contaminare acqua, fontane e pozzi.

Innocenzo III (Lateranense 1215) impose agli ebrei la ruota gialla, marchio distintivo e segno di segregazione, mentre  ai lebbrosi  una ruota di colore rosso e verde su una cappa grigia. Il concilio decretò inoltre che i  Cagot (una popolazione dei Pirenei ritenuta impura)  dovessero portare un distintivo rosso sul petto  e sulla spalla. 

Il konow how, come si vede, non scarseggia.

Ma torniamo all’attualità. Lallalà, lallalà, lallalà, lallalà.

La sperimentazione in Italia del Progetto Protezione è stata annunciata da un inascoltato Gianroberto Casaleggio con il video “Gaia – The future of politics”, un video sperimentale del 2008 che ipotizza possibili scenari del futuro e che riguarda la democrazia diretta gestita da un’intelligenza artificiale.

Il M5S è nato dalla stessa vision di Gianroberto Casaleggio e grazie all’alleanza con Beppe Grillo, che ha fornito al progetto la base di consenso di massa, cavalcando il malcontento e tutti i vaffa che il comico ha riassunto in un Vaffa politico, ha portato alla fine in Parlamento un potenziale distruttivo dello stesso che si sta dimostrando in tutta la sua potenza. E’ pur vero che chi voleva aprire il Parlamento come una scatola di tonno è poi rimasto nella scatola ben accomodato, ma se si guarda alla realtà, la presenza dei tonnetti pentastellati ha trasformato le aule parlamentari in ossequienti strumenti del Progetto Protezione. L’operazione non è stata di aprire la scatola di tonno, ma di renderla impotente dall’interno.

Il secondo annuncio, in prossimità della messa in esecuzione della parte più cogente dell’esperimento, è stato dato, inascoltato e incompreso, dal joker con il suo lallalà, lallalà, lallalà, lallalà.

Il Covid, “provvidenzialmente” (?) ha messo la ciliegina sulla torta, consentendo la messa in mora di ogni libertà in funzione della sanità. E’ iniziata così la sequela del Dpcm che ha messo definitivamente in un angolo il Parlamento, nel più assoluto silenzio di chi è preposto a garantire la Costituzione e la libertà degli italiani.

Ed eccoci giunti al Muro di Berlino di Natale.

La divisione delle famiglie, dei nonni e dei nipoti è lo stupro di uno degli aspetti tradizionali più sentiti e radicati. La vecchia saggezza popolare recita: “Natale con i tuoi, Pasqua con chi vuoi”. Il Natale è il momento dell’incontro. E’ il momento che evidenzia il passaggio del testimone tra Osiride e Horus, è l’enantiodromia del Solstizio resa e evidente dalla nascita avvenuta e che sarà ancora più evidente con l’Epifania, la successiva espressione della luce. Il Natale è la proclamazione della ciclicità della vita e della morte ed è uno spazio sacro, nel quale si colloca la famiglia umana. Il Natale è l’archetipo della rinascita che prelude alla resurrezione pasquale. Il Natale, nella tradizione cristiana, che attinge a radici più antiche, è la festività della famiglia: un padre, una madre, un figlio, una grotta (come quella di Platone a indicare il mondo terreno), un asino, simbolo del soma che è anche sema (Seth) e un bue, simbolo del corpo di luce, Apis. Il bue a l’asinello a dirci che siamo corpo terreno e corpo di luce, arrivati nella grotta del mondo terrestre tramite il ventre di una donna, accompagnata da un uomo e grazie alla “forza” del Divino (nella narrazione cristiana Gabriele, Kha Vi El, la Forza di El).

Tutto questo, nonché l’aspetto molto umano delle relazioni emotive, viene banalizzato e stuprato dal Muro di Berlino di Natale tra nonni e nipoti, tra generazioni, interrompendo affetti, tradizioni, radici, per consegnarci alla Ddr di Conte & soci. Il Muro è il simbolo della resilienza, vocabolo oggi di moda, la cui area semantica è stata distorta e che  correttamente significa la resistenza all’impatto di duri colpi dati ai materiali sotto prova.

Quello del Muro di Berlino di Natale è un colpo durissimo, ma se gli italiani lo avvertiranno come lieve, saranno definitivamente nelle mani del tiranno.

© Silvano Danesi


[i] Georges Duby, L’arte e la società medievale, Laterza

[ii] Georges Duby, L’arte e la società medievale, Laterza

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