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L’ITALIA NEL MAR DELLA CINA DOVE SPIRANO VENTI DI GUERRA

L’ITALIA NEL MAR DELLA CINA DOVE SPIRANO VENTI DI GUERRA

Di Silvano Danesi

“C’è una linea rossa in Asia: Cina e Taiwan”. A dirlo è il ministro della Difesa del Giappone Yasuhide Nakayama, il quale ha esortato Joe Biden a “essere forte” nel sostenere Taiwan di fronte a una Cina aggressiva, definendo la sicurezza dell’isola una “linea rossa”. “Siamo preoccupati – ha detto alla  Reuters Yasuhide Nakayama  – che la Cina espanda la sua posizione aggressiva in aree diverse da Hong Kong. Penso che uno dei prossimi obiettivi, o quello di cui tutti sono preoccupati, sia Taiwan”.  

L’avvertimento giapponese dà il segno della temperie geopolitica che si sta determinando in un’area strategica e che potrebbe sfociare, in tempi non lontani, in un conflitto armato. Scontro che potrebbe determinarsi nei mari del Giappone, Giallo, Cinese Orientale e Meridionale.

Della possibilità di una guerra nel quadrante Indo-Pacifico è convinto anche Federico Rampini, il quale in un’intervista a Panorama (16 dicembre) ha affermato: “Se qualche tensione può creare le premesse di una nuova guerra, la situerei nel mare della Cina meridionale, nei dintorni di Taiwan”.

Dello stesso parere è Alberto De Sanctis su Limes (10-2020), il quale scrive che oggi “gli Stati Uniti stanno serrando le file del loro sistema di alleanze per prepararsi allo scontro con la Cina”.

L’alleanza è anzitutto quella del Quad, che riunisce Stati Uniti, Giappone, India e Australia, con un crescente impegno di Camberra, ma interessa direttamente anche l’Italia, che nel 2020 presiederà il G20 e che è membro della Nato e dell’UE.

Il prossimo anno arriverà nel Mar Cinese Meridionale anche la Hms Queen Elisabeth, nuova ammiraglia della Royal Navy. Nel 2021 la Gran Bretagna, ormai sganciata dall’Unione Europea, organizzerà il G/ al quale ha invitato anche l’Australia, la Corea del Sud e l’India per ragionare su “un’alleanza delle democrazie” contro la Cina. La Gran Bretagna è anche uno dei pilastri dei Five Eyes, alleanza di condivisione di informazioni sensibili che riunisce anche Australia, Canada, Nuova Zelanda e Stati Uniti. Dalla Brexit, voluta senza conflitti ulteriori dalla Merkel, esce sconfitta la Francia, che era per una linea punitiva alla quale si sono accodati i politici italiani legati all’Esagono e i velinari della grande stampa dello Stivale. L’industria italiana, e soprattutto quella ad alta tecnologia con profilo militare, è molto inglese e statunitense e questo fatto, al di là delle stupidità mediatiche, dovrà portare l’Italia a fare i conti con il Regno Unito, il quale sta stringendosi sempre più all’alleanza con gli Usa.

“Nel futuro prossimo – sostiene infatti Alberto De Sanctis sul Limes- l’approfondimento della relazione fra la US Navy e la Royal Navy passerà per la cooperazione militare in materia di portaerei, sottomarini, integrazione delle capacità di combattimento e tecnologie innovative, annunciata a fine ottobre dai capi delle due Marine alleate direttamente dal ponte della Queen Elisabeth”.

“L’Italia – sostiene Alberto De Sanctis – è stata sollecitata a prendere parte al contenimento marittimo di Pechino, affiancando statunitensi e soci nei pattugliamenti navali in Asia orientale, ufficialmente presentati come operazioni destinate a preservare la libera navigazione. Richieste sono state recapitate all’alleato italiano affinché distacchi le proprie navi militari alla volta del mar Cinese Meridionale, dove la US Navy e la Kaijō Jietai agiscono in prima linea per delegittimare le pretese sovrane del Dragone”.

A sollecitare un nostro impegno è anche la Francia, presente nel quadrante Indo-Pacifico in quanto interessata direttamente in relazione alla presenza nell’area della sue terre d’oltremare.

Crhristophe Pipolo su Limes ricorda le regolari visite a Singapore del ministro della Difesa francese e i numerosi avvertimenti francesi relativi al diritto di libera navigazione. “In quanto nazione marittima e rivierasca dell’Indo-Pacifico, la Francia si percepisce come una potenza d’equilibrio impegnata in favore del multilateralismo al servizio della pace e della sicurezza. A dispetto delle sue risorse, essa non pretende di raggiungere i propri obbiettivi da sola. La visione politico-strategica che propone di allargare ai suoi partner europei, in particolare a Germania e Italia, è di natura tale da permettere loro, così come all’Ue, di giocare un ruolo indispensabile per difendere i rispettivi interessi e per condividere i propri valori in una regione essenziale per la stabilità e lo sviluppo del mondo nel XX secolo”.

Alla domanda di Limes: “Visto che americani, giapponesi, francesi e altri ci vogliono con loro nel Mar Cinese Meridionale, il Mediterraneo asiatico, siamo capaci di farlo?”, l’ammiraglio di squadra e capo di Stato maggiore della Marina militare, Giuseppe Cavo Dragone, risponde: “Certamente si. Anzi mi lasci dire che ci arriveremo”.

In attesa di sistemare la Cavour con gli F35, cosa potremmo inviare nell’Indo-Pacifico? “L’invio di una fregata  – afferma l’ammiraglio – è assolutamente alla nostra portata. Ragionando un termini di partecipazione ad una coalizione internazionale, una nave con le capacità di una Fremm sarebbe impareggiabile”.

La citazione della Fremm è un chiaro richiamo alla stretta collaborazione con gli Usa, visto che la costruzione di queste navi, nella versione rinnovata, è stata affidata  a Fincantieri dalla Marina statunitense per aumentare la propria flotta.

Torniamo alle esternazioni giapponesi.

Nell’intervista, Nakayama, vice ministro della Difesa giapponese, ha esortato Biden a prendere su Taiwan una linea simile a quella del presidente uscente Donald Trump, che ha aumentato significativamente le vendite militari sull’isola rivendicata dai cinesi e ha aumentato l’impegno degli Stati Uniti.

Il richiamo giapponese suona come un’attenzione particolare ad un politico come Joe Biden che è sotto schiaffo per gli intrecci del figlio Hunter (e non solo del figlio) con la Cina. Se il sospettato di legami con la Cina è sotto pressione, l’Italia non lo è meno. Il confronto con la Cina si svolge nell’area dell’Indo-Pacifico, ma coinvolge le grandi vie di traffico e, per quanto riguarda l’Italia, il Canale di Sicilia, che collega i colli di bottiglia di Suez e di Gibilterra verso l’Oceano Atlantico.

Il Mediterraneo è strategico. “L’importanza del Mediterraneo – scrive Limes – non sta tanto nelle terre che vi si affacciano, ma nella sua qualità di corridoio irraggirabile lungo la via più breve tra Indo-Pacifico e Atlantico, punteggiato di scali in frenetica competizione. […]. Se l’avessimo capito, avremmo evitato la doppia figuraccia con Cina e Stati Uniti nella tragicomica vicenda del memorandum sulle vie della seta, firmato a piè di lista senza intendere i sottotesti”.

L’approssimarsi di appuntamenti politici e militari geostrategici rendono ancora più necessario che l’Italia si sbarazzi del Governo Conte giallo rosso, chiaramente segnato da una linea filo cinese, voluta da tutte le componenti governative, con un determinante apporto della linea politica vaticana. Tanto più che, come afferma Francesco Galietti, della Policy Sonar, su Panorama 23.12.2020: “Le nostre più importanti agenzie di informazione italiane hanno una partnership con l’informazione cinese”.

“Finora – ha detto Nakayama – non ho ancora visto una politica chiara o un annuncio su Taiwan da Joe Biden. Mi piacerebbe ascoltarlo rapidamente, quindi possiamo anche preparare la nostra risposta su Taiwan in conformità”.

Pechino è stata irritata dall’aumento del sostegno degli Stati Uniti a Taiwan, comprese le vendite di armi e le visite a Taipei di alti funzionari statunitensi, mettendo ulteriormente a dura prova i già poveri legami sino-americani. La Cina considera Taiwan gestita democraticamente come una delle sue province e non ha mai rinunciato all’uso della forza per portarla sotto il controllo di Pechino.

“Taiwan è un affare interno della Cina”, ha detto venerdì il portavoce del ministero degli Esteri cinese Wang Wenbin. “Ci opponiamo fermamente alle interferenze negli affari interni della Cina da parte di qualsiasi paese o chiunque con qualsiasi mezzo”.

I caccia cinesi negli ultimi mesi hanno condotto ondate di incursioni, tra cui l’attraversamento della delicata linea mediana tra Cina e Taiwan, aumentando le tattiche di pressione per erodere la volontà di Taiwan di resistere, affermano gli attuali ed ex alti ufficiali militari taiwanesi e statunitensi.

Taiwan ha dispiegato la sua marina e la sua forza aerea domenica mentre un gruppo di portaerei cinese guidato dal nuovo vettore del paese ha navigato attraverso il sensibile Stretto di Taiwan, un giorno dopo che una nave da guerra statunitense è transitata nello stesso corso d’acqua.

A Taipei, la portavoce del ministero degli Esteri Joanne Ou ha notato il forte sostegno bipartisan degli Stati Uniti a Taiwan basato sul “linguaggio condiviso” della libertà e della democrazia. “Taiwan – ha detto – attende con impazienza di lavorare a stretto contatto con il team di Biden, per continuare a migliorare costantemente le relazioni Taiwan-USA sulla base della solida amicizia esistente”.

“In ogni caso, come reagirà Joe Biden alla Casa Bianca se la Cina oltrepasserà questa linea rossa?” ha detto Nakayama, che ha partecipato a un memoriale per il defunto ex presidente taiwanese Lee Teng-hui in agosto, prima di assumere la sua posizione di difesa. “Gli Stati Uniti sono il leader dei paesi democratici. Ho una forte sensazione di dire: America, sii forte!”.

Il Mar della Cina sta proponendosi sempre più come un teatro di guerra guerreggiata. E l’Italia non ne sarà esente.

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