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COSA STA ACCADENDO NEGLI STATI UNITI, LACERATI DALL’ARROGANZA DELLE ÉLITE E DALLA RIBELLIONE DEI “DEPLORABLES”?

COSA STA ACCADENDO NEGLI STATI UNITI, LACERATI DALL’ARROGANZA DELLE ÉLITE E DALLA RIBELLIONE DEI “DEPLORABLES”?

Di Silvano Danesi

Marcello Veneziani ha stigmatizzato l’attuale epoca come “dominata dalla volontà di onnipotenza, priva di remore e di scrupoli di sorta, in cui si combattono tremende guerre sotterranee, con ogni mezzo”.

Federico Rampini, in un’intervista a Panorama (16.12.2020), riguardo a quanto avviene negli Stati Uniti, con una chiosa sull’Italia, ha affermato: “Le élite economiche in questa crisi si arricchiscono e distanziano gli altri: penso agli azionisti di Amazon, Apple, Microsoft, ai giganti della finanza di Wall Street. Molte élite hanno perso i contatti con un mondo del lavoro che soffre. L’Italia ha un problema specifico: l’élite pubblica, l’alta dirigenza dello Stato, è tra le più scadenti dell’Occidente”.

La cartina di tornasole di quanto sta accadendo nel mondo è negli Stati Uniti.

Lo spiega bene l’editoriale di Limes. “Settantaquattro milioni di voti per Trump, il perdente più votato della storia americana” si spiega anche “con il fatto che sotto di lui la paga base della fascia salariale più bassa è cresciuta del 4,5%, il reddito mediano della famiglia salito dai 68.898 dollari del 2016 ai 68.703 del 2019. Mentre strepitava frasi razziste, a differenza di Obama, Trump finanziava college e università storicamente nere (Hbcu). Ed estricava di prigione 4 mila neri incarcerati sull’impulso ultra repressivo del Crime Bill elaborato nel 1994 da tale Joe Biden, allora senatore del Deleware. Nonostante la disastrosa non-gestione trumpiana del Covid-19, questo settembre il 56% degli elettori affermava di stare meglio di quattro anni prima. E nel duello novembrino, rispetto al 2016 Trump raddoppiava i voti neri, a dispetto della retorica del Muro non sprofondava affatto tra gli ispanici”.

Le élite, che definiscono deplorables tutti quelli che non pensano secondo i loro parametri, hanno attivato un fenomeno di rigetto, perché, come scrive Limes “la povertà è rimediabile, nel tempo. Puer sempre questione di materia. La stupidità dell’arrogante che ti scruta dall’alto della collina, curando di mantenere la distanza sociale, molto meno. Questione di cuore e di mente, per la quale non esiste vaccino. E’ l’elitismo a spaccare l’America. Lo snobismo progressista. Conservazione che spinge in reazione”.

E la reazione si sta materializzando in questi giorni, soprattutto ridefinendo gli stessi partiti politici tradizionali e, in particolare il Partito repubblicano, che Trump sta sottoponendo ad una cura da cavallo, mettendo allo scoperto i vecchi tromboni della squadra di Bush e di Kissinger, quelli del primo Grande Reset, che ha portato alla delocalizzazione delle produzioni in Cina e alla bolla finanziaria del 2008. Quelli che sono, di fatto, alleati del clan Clinton-Obama. La cernita è iniziata e in questi giorni potrebbero persino emergere le condizioni per la fondazione di un partito trumpiano dei produttori la working class e la middle class, la cui prova del fuoco potrebbe essere la mobilitazione di parlamentari e senatori fedeli e della massa di elettori che potrebbero confluire a Washington il 6 gennaio.

Casella di testo:  Ormai la questione americana non è più tra Trump e Biden, ma tra un vecchio equilibrio, fatto di scambi trasversali tra Gop e Dem, e una polarizzazione netta, con da una parte i produttori e dall’altro le élite asserragliate nei fortini di alcune grandi città e forti dei rapporti con Bigh Paharma, Big Tech e Big Money.

L’immagine relativa alle contee ci dà, con un colpo d’occhio, la realtà di un paese dove il Partito democratico è vincente in alcune aree, sicuramente importanti economicamente, soprattutto nel terziario e nella finanza, ma dove la stragrande parte del territorio è dalla parte del Gop o, meglio, di quel Partito repubblicano che Trump ha rivoltato come un calzino.

Da una parte, pertanto, l’onda rossa dei lavoratori delle fabbriche, della terra, dell’artigianato, del commercio, ossia il mondo della produzione reale. Dall’altra i grandi aggregati farmaceutici, tecnologici e finanziari e le élite al loro servizio, a cominciare da quelle concentrate nei media, la cui narrazione è ormai monocorde e orientata dalla logica della psyop, ossia della guerra psicologica.

Il mondo dei Big Pharma comprende colossi come: Glaxo, Novartis, Baxter, Eli Lilly, Merck, Abbot, Bristol, Meyers Squibb, Celgene, Monsanto, Gilead Sciences, Johnson e Johnson, ecc.

Il mondo dei Big Tech annovera colossi come: Microsoft, Facebook, Google, Twitter, Apple, in gran parte protagonisti della psyop all’opera da quando Trump ha vinto nel 2016.

Big Money riassume il potere delle altre due, essendo con esse intrecciato, e comprende, per fare un quadro sommario, ma significativo: 

  1. Black Rock, la più grande società di investimenti nel mondo. Possiede partecipazioni in:
    1. Google, Apple, Chevron.
    1. Glaxo, Novartis, Baxter, Eli Lilly, Merck, Abbot, Bristol, Meyers Squibb, Celgene, Monsanto, Gilead Sciences, Johnson e Johnson, ecc.
    1. Le prime 6 società al mondo produttrici di tessuto soffiato per mascherine sanitarie.
  2. The Vanguard Group.
  3. State Street Corp.
  4. Fmr-Fidelity.

I quattro colossi finanziari sono i principali azionisti delle principali banche: Jp Morgan, Bank of America, Citigroup e Wells Fargo, ma anche di banche d’affari, come Goldman Sachs, Morgan Stanley, Bank o Ny Mellon, Deutsche Bank, ecc.

Inoltre sono presenti nel capitale di agenzie di rating: Standard & Poor’s (5,44%) e Moody’s (6,6%). 

Nei tre mondi ci sono acque agitate.

Il mondo Big Tech è scosso da un terremoto che potrebbe avere importanti conseguenze nel prossimo futuro.

Anzitutto c’è un contenzioso aperto tra Apple e Facebook. Apple ha modificato le proprie regole della privacy che espongono al pubblico il livello di sorveglianza a cui Facebook li sottopone e semplificherà la procedura con cui gli utenti potranno uscire da Facebook oppure impedire che Facebook utilizzi i loro dati.

Facebook, inoltre, è sotto la lente di un focus Usa e Ue, in quanto la società di Zukerberg è accusata di essere di fatto un editore, avendo esercitato censura sui contenuti, e di dover, pertanto, pagare le tasse connesse a questo suo ruolo.  

Inoltre, dopo le indagini del Senato degli Usa, ora una nuova causa campione d’incassi accusa Google di aver concluso un accordo segreto e illegale con Facebook per manipolare il mercato della pubblicità online.Google è accusato di dare a Facebook l’accesso esclusivo ai dati personali e di addebitare a FB commissioni inferiori rispetto ad altri inserzionisti. In cambio, FB accetta di non competere con i servizi di Google.

Anche la Silicon Valley perde fascino. Sono, infatti, in partenza alcuni dei manager di alto profilo del principale hub dell’industria tecnologica, come il capo di Tesla Elon Musk e il fondatore di Oracle Larry Ellison. Anche alcune aziende stanno trasferendo le loro sedi, tra cui Oracle e Hewlett Packard Enterprise, entrambe dirette in Texas.

Elon Musk, dopo una diatriba politica sul tenere aperte o meno le sue fabbriche con l’incalzare del coronavirus, ha lasciato la California per il Texas: ad Austin sorgerà presto un nuovo impianto automobilistico della Tesla, il primo negli Stati Uniti fuori dalla California, e a Boca Chica ha una base l’altro suo colosso, il gruppo di esplorazione aerospaziale SpaceX.

Sempre nella capitale del Texas è diretto Joe Lonsdale, co-fondatore della società di analisi di dati Palantir. Fondata nel 1977 nella Silicon Valley, anche Oracle si è di recente trasferita in Texas, mentre il suo fondatore, Larry Ellison, farà telelavoro di lusso sull’isola hawaiana di Lanai, che ha acquistato otto anni fa. Anche HPE, uno spin-off della storica azienda Hewlett-Packard radicata in California, si sta spostando a Houston.   

Il mondo dell’alta tecnologia è travolto, inoltre, da una bufera dalle caratteristiche mondiali: l’ackeraggio di SolarWinds, società che produce software che sta alla base di molti prodotti usati da aziende private e pubbliche, nonché da istituzioni. Penetrati attraverso un backdoor nel sistema, grazie anche ad una password di protezione banale come solarwinds123, gli acker sono ormai arrivati a mettere le mani sui sistemi di mezzo mondo, compresi quelli di tutti gli Stati americani e quelli di Microsoft.

Sotto pressione è anche il sistema bancario.  Un data base prodotto da un dissidente cinese e reso noto recentemente ha rivelato la presenza di quasi due milioni di nomi di appartenenti al Partito comunista cinese annidati in aziende pubbliche e private dell’Occidente e costituiti, in molti casi, in cellule. Il database dei cinesi appartenenti al Partito comunista ha mostrato che oltre 600 membri del Pcc hanno lavorato per filiali delle banche britanniche Hsbc e Standard Chartered.

Non solo. Anche le Big Four sono sotto pressione per la massiccia presenza nelle sue file di personale cinese, circa 2 mila elementi, appartenente al Partito comunista cinese, come hanno rivelato recentemente alcuni giornali Uk e australiani entrati in possesso del data base.

Con l’espressione Big Four si identificano le quattro società di revisione che si spartiscono il mercato di riferimento.

SocietàRicavi (30.06.2018)
(in miliardi di USD)
Dipendenti
Deloitte Touche Tohmatsu43,2200 000
PricewaterhouseCoopers41,3146 700
Ernst & Young34,8167 000
KPMG29123 000

Nessuna delle quattro grandi società contabili è in realtà un’impresa a sé. Ciascuna fa parte di una rete di imprese, di proprietà e gestite autonomamente, che hanno concluso accordi con altre imprese condividendo un nome comune, un marchio e degli standard di qualità. Ciascuna rete ha creato un ente per coordinare le attività delle imprese che ne fanno parte. In due casi (KPMG e Deloitte Touche Tomatsu) l’organismo di coordinamento è un’entità con sede in Svizzera, e in due casi (PricewaterhouseCoopers ed Ernst & Young) l’organismo di coordinamento è un ente UK Limited.

E’ del tutto evidente il pericolo che i dati sensibili di migliaia di aziende possano essere trasferiti e messi a disposizione della Cina.

Non mancano problemi per alcune società appartenenti a Big Pharma, sempre a causa della presenza tra il loro personale di cinesi appartenenti al Partito comunista.

Pfizer e la casa farmaceutica britannica AstraZeneca hanno impiegato un totale di 123 membri del Partito.

In questo scenario, John Ratcliff, direttore del National Intelligence (l’agenzia che coordina le varie agenzie Usa di intelligence) ha dichiarato che ci sono state interferenze straniere (Cina, Russia e Iran) nelle elezioni statunitensi.

L’allerta riguardo alla penetrazione cibernetica e fisica di interferenze straniere è ormai alta e sta crescendo e nel popolo americano aumenta la consapevolezza del pericolo che le interferenze possono rappresentare per la stessa sopravvivenza della democrazia e della libertà.

Le prossime settimane saranno cruciali e sono possibili molti mutamenti di scenario, con implicazioni internazionali e geopolitiche.  

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