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UE: UN PATTO FAUSTIANO CHE VENDE L’ANIMA DEGLI EUROPEI PER 30 RENMINB

UE: UN PATTO FAUSTIANO CHE VENDE L’ANIMA DEGLI EUROPEI PER 30 RENMINB

Di Silvano Danesi

Il Blitzkrieg dell’accordo tra Ue e Cina, voluto dalla Merkel all’ultimo giorno del 2020, ha tutte le caratteristiche  di un avvenimento funesto, in perfetta linea con l’anno che ci ha visti scivolare progressivamente in una deprivazione della libertà e in uno scadimento della democrazia. L’accordo segue la logica del Grande Reset, che ci vuole tutti consumatori e non essere umani pensanti, con il dio denaro che governa ogni cosa e con l’anima trasformata in bancomat, per l’avvento di un nuovo feudalesimo mondiale.

Blitzkrieg è un metodo di guerra in cui l’attaccante punta un attacco usando una rapida concentrazione di forza travolgente.

Il Blitzkrieg della Merkel ipoteca la vita non solo degli europei, ma dichiara l’indifferenza dell’Ue ai diritti umani sanciti dalla tradizione occidentale. E’ un patto faustiano.

Faust è certamente uno dei personaggi più celebri della cultura europea. La sua storia è narrata con molteplici varianti, ma generalmente Faust appare come un erudito umanista votato a tutte le scienze, ma frustrato perché i libri non riescono a saziare la sua sete di conoscenza. Perciò, per ottenere con i suoi propri mezzi tutti i saperi e piaceri del mondo, ricorre alla magia e invoca l’aiuto del sovrannaturale. Così, una notte crea un circolo magico e pronuncia un incantesimo grazie al quale gli appare Mefistofele, un angelo caduto al servizio di Lucifero. Mefistofele propone a Faust un patto: potrà godere pienamente della vita per un certo numero di anni — nelle versioni più comuni, ventiquattro —, al termine dei quali dovrà rendere la sua anima a Lucifero e sarà condannato all’inferno. Faust accetta e sottoscrive il patto con il suo stesso sangue, convinto che neanche Mefistofele sarà capace di soddisfare i suoi desideri.

L’anima degli europei e della civiltà occidentale è scritta nei sacri testi che hanno dato fondamento al sacro diritto degli esseri umani alla libertà.

L’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha infatti dichiarato:

Articolo 1: Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Articolo 2: Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene,

sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

Nella Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino del 1789 si legge:

Art. 1 – Gli uomini nascono e rimangono liberi e uguali nei diritti. Le distinzioni sociali non possono essere fondate che sull’utilità comune.

Art. 2 – Il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione.

Art. 3 – Il principio di ogni sovranità risiede essenzialmente nella Nazione. Nessun corpo o individuo può esercitare un’autorità che non emani espressamente da essa.

Art. 4 – La libertà consiste nel poter fare tutto ciò che non nuoce ad altri: così, l’esercizio dei diritti naturali di ciascun uomo ha come limiti solo quelli che assicurano agli altri membri della società il godimento di questi stessi diritti. Tali limiti possono essere determinati solo dalla Legge.

L’Europa è erede della Magna Carta Libertatum (dal latino medievale, “Grande Carta delle libertà”): accettata il 12 giugno 1215 dal re Giovanni d’Inghilterra (soprannominato anche “Senza Terra”, perché privo di appannaggi reali) a Runnymede, nei pressi di Windsor e redatta dall’Arcivescovo di Canterbury per raggiungere la pace tra l’impopolare re e un gruppo di nobili ribelli, garantì la tutela dei diritti della chiesa, la protezione dei civili dalla detenzione ingiustificata, la garanzia di una rapida giustizia e la limitazione sui tributi feudali alla corona.

L’Europa è l’erede dell’ Habeas corpus, letteralmente “che tu abbia il corpo”, una locuzione latina utilizzata nei sistemi giuridici di common low, per indicare l’ordine emesso da un giudice di portare un prigioniero al proprio cospetto, per verificarne le condizioni personali ed evitare una detenzione senza concreti elementi di accusa. Il diritto di habeas corpus, che in sintesi richiede la sussistenza di precisi presupposti giuridici per poter limitare la libertà di una persona, nel corso della storia è stato un importante strumento per la salvaguardia della libertà individuale contro l’azione arbitraria dello Stato e si è poi esteso a tutti i sistemi giuridici occidentali.

L’Europa è la fonte ideale della dichiarazione di indipendenza degli Stati Uniti d’America, dove è scritto: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità”.

La Cina e l’Unione Europea hanno raggiunto un accordo “di principio” sugli investimenti, che pone fine a sette anni di negoziati tra Pechino e Bruxelles, ma si è dimenticata volutamente dei sacri principi che sono al suo fondamento.

L’accordo raggiunto ha “un grande significato economico”, recita una nota dell’Unione Europea e “lega le due parti a una relazione sugli investimenti fondata sui valori e basata sui principi dello sviluppo sostenibile”.

Quali valori? Nel 1789 l’Europa dell’Illuminismo scriveva che “il fine di ogni associazione politica è la conservazione dei diritti naturali ed imprescrittibili dell’uomo. Questi diritti sono la libertà, la proprietà, la sicurezza e la resistenza all’oppressione”.

In Cina libertà non esiste e la sicurezza è il frutto dell’oppressione, come dimostrano migliaia di denunce sull’uso indiscriminato della negazione di ogni libertà a intere etnie e alle varie religioni.

L’Unione Europea, per seguire il dio denaro, ha tradito se stessa, i suoi principi, le basi fondanti della civiltà Occidentale.

L’intesa, è stato dichiarato, servirà a “riequilibrare” il commercio e gli investimenti tra Cina e Unione Europea e prevede una “piena attuazione” degli accordi di Parigi in materia di clima e ambiente: ci saranno, poi, un “robusto meccanismo” di applicazione e monitoraggio, garanzie nei campi del trasferimento di tecnologia contro “pratiche distorcenti”, e “chiari obblighi” per le imprese statali cinesi.

L’essere umano e i suoi diritti sono del tutto assenti.

L’intesa è stata siglata in un incontro in video collegamento tra il presidente cinese e i vertici Ue, la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, il presidente del Consiglio europeo, Charles Michel, la cancelliera tedesca Angela Merkel, in qualità di presidente di turno e con un intervento, non previsto, di Emmanuel Macron (non invitato), evidentemente dimentico di quali principi abbia espresso la sua Patria nei secoli.

“Il risultato di oggi –  ha detto Valdis Dombrovskis, vicepresidente dell’UE – non risolve tutte le difficoltà nel rapporto con la Cina – che Bruxelles considera un “rivale sistemico”- anche se “lega Pechino a impegni significativi nella giusta direzione, più di quanto si sia mai detta d’accordo a fare prima”.

L’accordo arriva a pochi giorni dall’insediamento alla Casa Bianca di Joe Biden, che ha promesso un maggiore coinvolgimento degli alleati internazionali per esercitare pressioni sulla Cina. Il suo team aveva espresso preoccupazione in vista dell’accordo e il consigliere per la Sicurezza Nazionale scelto dal presidente eletto, Jake Sullivan, aveva chiesto preventive “consultazioni” con i partner europei sulle pratiche economiche di Pechino: un richiamo rivolto soprattutto alle accuse di sfruttamento del lavoro forzato nella regione autonoma dello Xinjiang, nel mirino dei sospetti internazionali di violazioni dei diritti umani e detenzioni di massa.

Per Pechino, però, l’accordo – che dovrà essere tradotto, ratificato dai Ventisette membri dell’Unione e approvato dal Parlamento europeo – manda un messaggio di vittoria del multilateralismo all’amministrazione Usa entrante. La Cina, ha detto Gao, “rimane impegnata nel nuovo paradigma di sviluppo e nell’espansione delle aperture. Vogliamo cooperare con tutte le parti, inclusi gli Stati Uniti, per uno scenario di benefici reciproci”.

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