Blog Post

LA PASSIONE DI CONTE PER I SERVIZI E PER LA CYBER SECURITY RISPONDE AL CRITERIO DEL DOMINIO DELLA CONOSCENZA E DELLA COMUNICAZIONE

LA PASSIONE DI CONTE PER I SERVIZI E PER LA CYBER SECURITY RISPONDE AL CRITERIO DEL DOMINIO DELLA CONOSCENZA E DELLA COMUNICAZIONE

Di Silvano Danesi

La continua riproposizione, da parte di Giuseppe Conte, di un Centro nazionale di ricerca e sviluppo in cyber security o di un Istituto italiano di cyber sicurezza (questi i possibili nomi) sta lacerando le forze che reggono la maggioranza del Governo giallo rosso. Quella di Conte è una fissa? E’, come qualcuno sostiene, la mania da James Bond dell’avvocato pugliese? Direi proprio di no. E’ la lucida consapevolezza che la cyber security oggi è il centro nevralgico non solo della sicurezza del Paese, non solo dei rapporti con i servizi di intelligence italiani e di altri Paese, ma anche, e soprattutto, della guerra psicologica, che si traduce in dominio della comunicazione.

Oggi, come scrivono gli analisti del settore la guerra si fa in rete, dove passa la “information dominance”. “Non è più chi ha la bomba più grossa che prevarrà nei conflitti di domani, ma chi racconterà la storia migliore” (David Rundfeld e John Arquilla cit. in Giuseppe Gagliano, Guerra psicologica, Fuoco edizioni).

La guerra cognitiva prevede “il controllo globale dell’infrastruttura dei flussi di notizie”, la qual cosa “permetterebbe di raggiungere un dominio globale dell’economia e della sfera politica”. (Giuseppe Gagliano, op. cit.).

Bisogna considerare che oggi il soft power è più importante dell’hard power, che l’informazione è potere e che l’infoware (la guerra delle informazioni) è guerra comunicativa.

Chi controlla i punti nevralgici della guerra comunicativa controlla la guerra psicologica e controlla il potere.

La nascita e lo sviluppo di Internet ha agevolato la guerra cognitiva, che punta, quando si trasforma in psyop, ossia in guerra psicologica, in uno strumento potentissimo per demoralizzare e creare una popolazione di apatici.

La guerra cognitiva si avvale della disinformazione, della manipolazione dell’informazione della propagazione di fake truth, ossia di false verità allo scopo di creare confusione all’interno dell’opinione pubblica.

Il  dominio dell’informazione presuppone il dominio dei mass-media, obbiettivo già raggiunto in virtù del fatto che le vendite e lo share sono in caduta libera, la pubblicità è in mano alla grandi multinazionali e, in assenza di proprie risorse, stampa e tv vivono di sussidi governativi.

La disinformazione è uno degli strumenti più significativi della psyop. Infatti attraverso la disinformazione si fornisce una visione fittizia della realtà ad uso e consumo di chi detiene le redini del sistema informativo. La disinformazione è accuratamente mascherata affinché sembri autentica e corrispondente alla realtà. Ad essa si accompagna la propaganda, con l’intendo di assoggettare gli individui, per conquistarne l’adesione a un’ideologia o a un progetto.

Elemento fondamentale della guerra cognitiva è la conoscenza e, pertanto, avere il controllo diretto dei servizi segreti da parte di Conte non è uno sfizio da bambino capriccioso che gioca a fare James Bond, ma una strategia precisa, che va alla fonte del potere cognitivo.

Oggi la competizione per la tecnologia è la chiave fondamentale per il dominio.

“In primo luogo – scrive Giuseppe Gagliano – le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) sono al centro delle poste in gioco del potere a livello planetario: più della forza militare, della potenza economica e delle risorse di materie prime, è il controllo dei sistemi di informazione e di comunicazione a creare le condizioni più appropriate per la supremazia mondiale”. (Giuseppe Gagliano, op. cit).

Questo vale anche per la supremazia interna ad ogni singolo Paese e Conte lo ha ben presente, motivo per il quale si tiene stretta la delega ai servizi e vuole farsi un proprio centro nazionale di ricerca e sviluppo in cyber security. Lo ha ben capito anche il suo consigliere Rocco Casalino, che gestisce la comunicazione. Lo hanno ben capito anche coloro che oggi si oppongono all’idea che Conte concentri nelle sue mani un potere che è più importante di quello economico e di quello militare.

Del pericolo incombente sull’Umanità a causa del dominio dell’informazione ci ha avvisato Avram Noam Chomsky, linguista, filosofo, scienziato cognitivista, teorico della comunicazione, accademico, attivista politico di ispirazione socialista libertaria e saggista statunitense, il quale, nel suo “Media e potere”, ci racconta la storia della rana bollita, rendendoci edotti su come la psyop, ossia la guerra psicologica, che si avvale dei media, abbia l’obbiettivo di rendere la massa inoffensiva, talmente anestetizzata e confusa. 

“Immaginate – scrive Chomsky  – un pentolone pieno d’acqua fredda nel quale nuota tranquillamente una rana. Il fuoco è acceso sotto la pentola, l’acqua si riscalda pian piano. Presto diventa tiepida. La rana la trova piuttosto gradevole e continua a nuotare. La temperatura sale. Adesso l’acqua è calda. Un po’ più di quanto la rana non apprezzi. Si stanca un po’, tuttavia non si spaventa. L’acqua adesso è davvero troppo calda. La rana la trova molto sgradevole, ma si è indebolita, non ha la forza di reagire. Allora sopporta e non fa nulla. Intanto la temperatura sale ancora, fino al momento in cui la rana finisce – semplicemente – morta bollita. Se la stessa rana fosse stata immersa direttamente nell’acqua a 50° avrebbe dato un forte colpo di zampa, sarebbe balzata subito fuori dal pentolone.”

Dopo averci dato l’immagine di cosa accade alla massa rana, Chomsky ci avverte:“Se guardiamo ciò che succede nella nostra società da alcuni decenni, ci accorgiamo che stiamo subendo una lenta deriva alla quale ci abituiamo. Un sacco di cose, che ci avrebbero fatto orrore 20, 30 o 40 anni fa, a poco a poco sono diventate banali, edulcorate e – oggi – ci disturbano solo leggermente o lasciano decisamente indifferenti la gran parte delle persone. In nome del progresso e della scienza, i peggiori attentati alle libertà individuali, alla dignità della persona, all’integrità della natura, alla bellezza ed alla felicità di vivere, si effettuano lentamente ed inesorabilmente con la complicità costante delle vittime, ignoranti o sprovvedute”.

La partita del “Centro nazionale di ricerca e sviluppo in cyber security” è, di fatto, “la partita”, in quanto con il dominio della conoscenza e dell’informazione  si possono giocare altre partite, come quella geopolitica dei rapporti con la Cina, che pare essere il punto dolente per l’Italia e di forza per Conte, in uno scenario che vede l’Italia prigioniera di una vicenda politica disastrosa, mentre gli Stati Uniti, solido alleato fino a poco tempo fa, si avviano verso un confronto con il Dragone di epocali proporzioni. Con conoscenza e comunicazione in mano a Conte l’Italia rischia di essere stritolata tra le mire cinesi della Merkel e la pressione atlantica che verrà, inevitabilmente dagli Usa. Togliere di mezzo Conte e ristabilire un minimo di democrazia e di libertà in Italia è ora più che mai necessario, per il Paese e per la salute mentale degli italiani, che rischiano di fare la fine della rana bollita.

About Silvano Danesi

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *