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SPEZZATO L’ASSE BUSH-CLINTON TRUMP HA CAMBIATO GLI STATI UNITI D’AMERICA

SPEZZATO L’ASSE BUSH-CLINTON TRUMP HA CAMBIATO GLI STATI UNITI D’AMERICA

Di Silvano Danesi

A pochi giorni dallo show down relativo alle elezioni presidenziali, le uova sono rotte e sono nel piatto. Nel piatto c’è la disfatta dell’asse Bush-Clinton che ha governato gli States durante il ventennio dell’era del primo Grande Reset voluto da Kissinger, che ha portato all’ingresso della Cina nel WTO, alla bolla finanziaria della crisi del 2008 e al tentativo di porre in atto il secondo Grande Reset.

La Cina entrò nel WTO l’11 dicembre 2001, per volontà di Bill Clinton e da quel giorno il mondo subì il più grande cambiamento economico della sua storia recente, con delocalizzazioni produttive che hanno reso potente il Dragone, il quale ora sta mettendo a dura prova coloro i quali pensavano di avere a loro disposizione un esercito di poveracci da sfruttare a piacimento. Il respiro del drago ora si fa sentire sul collo degli States, ed è pesante.

Il magnate capriccioso, inviso e deriso come uno sciocco, additato come un poveretto mai cresciuto che si abbarbica alla poltrona di presidente, si sta rivelando uno stratega dal lungo respiro.

Ora, a pochi giorni dallo show down, la strategia si sta evidenziando, come le uova rotte nel piatto.

Il primo atto, lontano, di Trump fu, a poche settimane dal suo insediamento, una vendita di armi all’Arabia Saudita, che al tempo, dai soliti intelligenti, fu interpretata come una mossa da guerrafondaio. (Trump durante il suo mandato non ha fatto una sola guerra). Fu, al contrario, il primo legame spezzato tra la vecchia America dei Bush-Clinton e il Medio Oriente. Quella mossa ebbe come conseguenza l’emergere come leader dell’Arabia Saudita del principe Moḥammad bin Salmān Āl Saʿūd, membro della famiglia reale Al Saʿūd, figlio dell’attuale re Salman e principe ereditario, il quale mise agli arresti l’intera vecchia guardia saudita, amica dei Bush. Va ricordato che la famiglia Bush è stata per anni il referente petrolifero dei sauditi e non è un caso che Bin Laden, rampollo di una delle potenti famiglie saudite, giocasse a golf con George Bush junior. 

All’impresa del primo taglio dell’asse ha sicuramente partecipato Jared Kushner, il genero di Trump, ebreo osservante, il cui nome in codice, per i servizi segreti della Casa Bianca, è “Mechanic”.

Jared Kushner è nato 39 anni fa a Livingston, in New Jersey, in una famiglia di fede ebraica di origini polacche sfuggita all’Olocausto. Il cognome del nonno era Berkowitz, ma arrivato negli Stati Uniti dall’Unione sovietica ha deciso di cambiarlo in Kushner.

Jared Kushner, come riferisce Formiche.net, è il consigliere “senior” di Trump ed è l’uomo a cui il capo della Casa Bianca affida le relazioni con i Paesi più “delicati”. Come ha raccontato il New Yorker, da ex democratico pentito è stato uno dei personaggi più tirati in ballo dal dossier Mueller nel Russiagate. Jared Kushner è anche la figura dell’amministrazione statunitense che sembra vantare i migliori rapporti con i principi ereditari Mohammad Bin Salman dell’Arabia Saudita e Mohammed Bin Zayed degli Emirati Arabi Uniti. 

Guarda caso, a fine mandato, Trump ha realizzato la più importante svolta nella geopolitica del Medio Oriente, con gli accordi tra Israele e gli Emirati Arabi, il Bahrein e il Marocco.

Non è difficile pensare che qualche mano a Trump sia arrivata anche dal Mossad. In questo quadro si inserisce anche l’accordo tra Israele e Sudan.

In ogni caso ora il Medio Oriente, il Golfo Persico e una parte strategica dell’Africa che guarda sul Mar Rosso punta ad una pace duratura e costituisce un collo di bottiglia per le vie della seta cinesi.

La strategia del bamboccio capriccioso dal ciuffo ribelle (come lo hanno descritto i poveretti del giornalismo italiano inginocchiati alle veline di regime) sta ora nel piatto e si vede.

Mentre i giornali del mainstream erano impegnati a trombonare sulle sconfitte del team legale di Trump relativamente ai brogli elettorali, il presidente ha sostituito il Segretario di Stato alla Difesa, nominando Christopher Miller e ha licenziato Henry Kissinger e tutto il comitato per la politica di difesa del Pentagono.

In pratica Trump ha licenziato l’artefice della liaison dangereuse tra il blocco dei Bush e quello dei Clinton. Una liaison  che aveva creato un asse trasversale delle élite finanziarie che ha prodotto la delocalizzazione produttiva in Cina, il disastro mediorientale, il globalismo e il pensiero unico politicamente corretto che è il soffocamento della libertà.

Una pulizia mai vista. La pulizia riguarda gli uomini dei Bush e dei Clinton, a dimostrazione che è un in atto uno scontro colossale.

Gli 11 consiglieri  sono gli ex segretari di Stato Henry Kissinger e Madeleine Albright, l’ammiraglio in pensione Gary Roughead, che ha servito come capo delle operazioni navali, Jane Harman, un tempo membro di rango del Comitato per i servizi segreti della Camera, Rudy de Leon, un ex direttore operativo al Pentagono.

Rimossi anche l’ex leader della maggioranza alla Camera Eric Cantor e David Mc Cormick, un ex sottosegretario del Dipartimento del Tesoro durante l’amministrazione di George W. Bush.

Rimossi Jamie Gorelick, un vice procuratore dell’amministrazione Clinton e Robert Joseph, un capo negoziatore nucleare statunitense che ha convinto la Libia a rinunciare alle armi di distruzione di massa. Estromesso anche l’ex vice consigliere per la sicurezza nazionale di Bush JD Crouch II e Franklin Miller, un ex alto funzionario della difesa. Esclusi, infine, l’ambasciatore Paula Dobriansky e l’ex senatore James Talent, R-Mo.

Tra i nuovi membri nominati nel Consiglio del Pentagono figurano due stretti alleati del presidente Donald Trump, Corey Lewandowski e David Bossie. Lewandowski e Bossie sono tra i più accesi sostenitori di Trump. 

Lewandowski è stato il primo dei tre gestori della campagna di Trump nel 2016, e lo scorso anno sia lui che Bossie erano regolarmente sulla pista della campagna con Trump.

Bossie è stato assunto come parte di una squadra d’intervento della campagna 2016 per aiutare Trump a sconfiggere Hillary Clinton.

Gli altri nove nominati sono Henry Dreifus, Robert McMahon, Cory Mills, Bill Bruner, Christopher Shank, Joseph Schmidt, Keary Miller, Alan Weh e Earl Matthews.

Interessante capire chi sono i nuovi entrati.

Cory Mills è un veterano dell’esercito.

Robert H. McMahon è un Generale in pensione dell’aeronautica, già assistente del segretario della Difesa. Mentre era in servizio attivo nell’Air Force, gli incarichi di McMahon includevano il ruolo di Comandante del Warner Robins Air Logistics Center; Direttore della logistica, quartier generale dell’aeronautica degli Stati Uniti; Direttore della logistica, comando della mobilità aerea e  comandante della 309a ala di manutenzione, centro logistico di Ogden Air.

Christopher Shank è un politico americano repubblicano che ha ricoperto diversi ruoli all’interno del governo federale dello stato del Maryland.  Ex senatore repubblicano, a livello federale, Shank ha guidato il team di transizione dell’amministrazione Trump per la Nasa e per breve tempo è stato capo dell’Ufficio delle capacità strategiche del Pentagono presso l’Ufficio del Sottosegretario alla Difesa.

William Bruner, è stato nominato nel 2017 vicedirettore dell’Ufficio per gli affari legislativi e intergovernativi della Nasa. Prima di questa nomina, è stato assistente speciale per la strategia e la pianificazione del suo predecessore, Brian Chase. In questa posizione, ha sviluppato strategie legislative ed è stato consulente in materia di sensibilizzazione e altre questioni per la leadership senior della NASA. Prima di entrare alla NASA nel maggio 2006, Bruner ha avuto una brillante carriera nell’aeronautica degli Stati Uniti, da cui si è ritirato come colonnello. Tra le sue decorazioni c’è la stella di bronzo, premiata per il servizio nella prima guerra del Golfo. Ha poi ricoperto diversi incarichi chiave a Washington, tra cui di esperto spaziale e di potenza aerea nello staff del Segretario dell’Air Force, in qualità di Military Fellow presso l’Ufficio del Presidente della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti e come Direttore dell’Ufficio presso l’Ufficio del Segretario della Difesa, dove ha vinto il Premio Assistente Segretario alla Difesa Paul H. Nitze per l’eccellenza negli affari di sicurezza internazionale. Bruner si è laureato presso il National War College, l’Air Force Fighter Weapons School e l’Air Force’s School of Advanced Air and Space Power Studies, dove il suo argomento di tesi era “Implicazioni per la sicurezza nazionale dell’accesso allo spazio economico”. Ha conseguito master, con lode, in National Security Strategy e Airpower Arts and Sciences. La sua laurea in Scienze fisiche (Astronomia) è conseguita presso la San Francisco State University.

Earl G. Matthews è un funzionario e avvocato del governo americano che ha ricoperto incarichi di alto livello all’interno del Dipartimento dell’esercito e alla Casa Bianca durante l’amministrazione del presidente Trump. Matthews è stato stato nominato Assistente speciale del Segretario alla Difesa, James N.Mattis. Matthews è stato nominato Vice Presidente Consigliere generale dell’Esercito e ha continuato come vice generale principale dell’esercito fino a quando non è stato incaricato alla Casa Bianca di servire come assistente speciale del presidente e direttore senior per la politica e la strategia di difesa nello staff del Consiglio di sicurezza nazionale alla fine di maggio 2018. E’ stato nominato vice assistente del presidente nel gennaio 2019 e ha continuato a servire come direttore senior per la politica e la strategia della difesa sul Personale del Consiglio di sicurezza nazionale.

Il sergente tecnico Keary Miller, inserito nella Kentucky Air National Guard, per atti eroici durante  lo scontro di 17 ore chiamato “Battaglia di Robert’s Ridge” fu uno degli aviatori premiati con la Silver Star ed è stato uno dei due insigniti dell’Air Force Cross. La battaglia fu così chiamata perché seguì un incidente in cui il Navy Seal Neil Roberts cadde da un elicottero mentre tentava di atterrare su una montagna controllata dai combattenti di al Qaeda, dando inizio a un intenso ed eroico sforzo di salvataggio.

Allen Edward Weh, Silver Star è un dirigente d’azienda americano, politico repubblicano e colonnello in pensione del Corpo dei Marines È il fondatore e CEO di CSI Aviation Services.

Per il suo servizio, Weh ha ricevuto, oltre la Silver Star, la Legione al merito, due medaglie con stella di bronzo e una con dispositivo a V, un cuore viola con due stelle d’oro, la medaglia al servizio meritevole con stella d’oro e cinque medaglie d’aria.

Joseph Schmidt è stato ufficiale del Battalion Intelligence, leader dell’Aerial Reconeissance Platoon e ufficiale del Tactical Intelligence Officer.

Henry Dreifus ha più di 30 anni di esperienza nel campo dell’alta tecnologia, dalle carte magnetiche, ottiche e intelligenti per l’utilizzo nei mercati finanziari, governativi, della sicurezza, dei consumatori e dell’informazione globali. È un direttore fondatore della Smart Card Industry Association. Dreifus è anche il vicepresidente del consiglio di amministrazione di Wolverine Industries e ha anche fatto parte dei consigli di amministrazione di RDM Corporation (TSE: RC, venduto a Deluxe Corporation, NYSE: DLX), Viewzi Inc. una società di motori di ricerca visiva , TelaDoc, Inc. (NYSE: TDOC) un fornitore globale di tele-HealthCare e del Defense Business Board del Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

A quanto pare, la squadra non sembra essere stata formata per fare melina. Lo statuto del consiglio dice, infatti, che i membri sono nominati per termini che vanno da uno a quattro anni, con rinnovi annuali.

Altre pulizie sono state fatte in altri settori dello Stato, cosicché il deep state è stato frantumato o, quanto meno, diviso.

Ora i nodi arrivano al pettine nell’ambito proprio della politica.

La sfida è diretta. Negli Stati contestati ci sono anche governatori repubblicani che si sono rifiutati di verificare le schede e che non hanno permesso ai loro parlamenti di riunirsi.

Arizona, Florida, Georgia sono retti da governatori repubblicani che ora sono sotto la lente di ingrandimento di un partito che è sempre più trumpiano alla base. A Washington sono in arrivo migliaia di sostenitori di Trump. Si valuta allo stato attuale che la mobilitazione abbia già raggiunto il milione di partecipanti.

Il Gop si sta rivelando trumpiano anche tra deputati e senatori.

Un centinaio tra deputati e senatori repubblicani si sono infatti già schierati con Trump per chiedere di fare chiarezza sui brogli elettorali, la cui evidenza sta venendo sempre più alla luce, nonostante i giudici abbiano fatto di tutto per tenersi fuori dal loro compito di indagare, capire e, conseguentemente, decidere. Il numero in questi tre giorni che mancano al 6 gennaio potrebbe aumentare. Pertanto è sicuro che quando Camera e Senato si riuniranno per assistere alla conta dei voti dei grandi elettori, ci saranno contestazioni e sarà presentata la richiesta di nominare una commissione di cinque senatori, cinque parlamentari e cinque giudici della Corte suprema che, in dieci giorni, indaghi e decida sulla legittimità dei voti negli stati contestati.

Le  dichiarazioni dei senatori repubblicani sono nette, con “le accuse di frode e irregolarità nelle elezioni del 2020”.

I senatori hanno inoltre affermato che quando il Congresso si riunirà in una sessione congiunta mercoledì – per quella che normalmente sarebbe una certificazione pro-forma della vittoria di Biden – chiederanno la creazione di una commissione speciale per condurre “un audit di emergenza di 10 giorni” di i risultati delle elezioni.

La dichiarazione afferma inoltre che i singoli Stati potrebbero convocare sessioni legislative speciali e potenzialmente rivedere i loro totali di voto.

In questo contesto, l’apertura del Senato potrebbe essere uno degli ultimi atti di Mitch McConnell come leader della maggioranza dei senatori repubblicani e esponente di punta della vecchia guardia. 

Per quanto riguarda il Partito repubblicano le uova sono state rotte e sono nel piatto. Si tratta ora di vedere cosa ci riservano i prossimi giorni per quanto riguarda la sfida più generale, ma ormai per il vecchio Gop c’è solo il ritiro in soffitta. Trump ha cambiato l’elefante in modo ormai irrimediabile e nulla sarà più come prima.

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