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“COVID, LE FORME GRAVI LEGATE A GENI EREDITATI DAI NEANDERTHAL”. SCENARI DI GUERRA BATTERIOLOGICA?

“COVID, LE FORME GRAVI LEGATE A GENI EREDITATI DAI NEANDERTHAL”. SCENARI DI GUERRA BATTERIOLOGICA?

Di Silvano Danesi

“Covid, le forme gravi legate a geni ereditati dai Neanderthal”. Così titolava l’Ansa il 12 ottobre 2020.

Il 15 gennaio 2021, in un’intervista su La Verità, il biomeccanico professor Massimo Delledonne, dell’Università di Verona, riferendosi agli studi fatti a livello internazionale sulle connessioni tra una regione di geni del cromosoma 3, ha spiegato che i malati a rischio di infezione grave, per capirci, quelli che possono finire in intensiva, sono quelli che portano l’eredità neanderthaliana.

Procediamo per gradi, partendo dal take di agenzia Ansa, che vale la pena di riportare per intero.

“C’è lo zampino dei Neanderthal nel rischio di avere una forma grave di Covid-19: a questa manifestazione della malattia da nuovo coronavirus sono legati alcuni geni localizzati sul cromosoma 3, ereditati circa 60.000 anni fa. Lo indica la ricerca pubblicata sulla rivista Nature e coordinata da Svante Pääbo e Hugo Zeberg, dell’Istituto tedesco Max Planck per l’antropologia evolutiva. I ricercatori hanno scoperto che la regione sul cromosoma 3, associata al rischio di insufficienza respiratoria in caso di infezione da Sars-CoV-2, deriva da una sequenza di Dna che comprende sei geni e che è stata ereditata dai Neanderthal. E’ una sequenza genetica, rilevano gli autori della ricerca, presente nel Dna di circa la metà degli individui in Asia meridionale e nel 16% degli europei. La ricerca indica in particolare che, in chi la sviluppato la Covid-19, questa eredità genetica è legata a un rischio tre volte maggiore di dover ricorrere alla ventilazione meccanica. La conclusione si basa sull’analisi dei dati genetici di 3.199 pazienti con una forma severa di Covid-19 e sull’osservazione che alcune varianti genetiche presenti sul cromosoma 3 erano troppo frequenti per essere mutazioni casuali. La regione genetica identificata è inoltre molto lunga in quanto comprende oltre 49.000 paia di basi che vengono trasmesse tutte insieme: un elemento, questo, che suggerisce che la sequenza sia stata introdotta tutta insieme nel Dna umano e che sia stata perciò ereditata. E’ scattata così la caccia alle origini di questi geni, a partire dall’analisi del Dna degli uomini di Denisova e di Neaderthal. Nel genoma dei secondi è stata così individuata una regione molto simile alla sequenza genetica trovata nei pazienti con la forma grave della malattia. Secondo Zeberg e Pääbo la combinazione di geni è stata introdotta quando le due specie si sono incrociate, circa 60.000 anni fa. Ciò che ancora non è chiaro è il perché questo frammento del cromosoma 3 aumenti il rischio di malattie gravi. Su questo aspetto, ha detto Pääbo, “noi e altri ricercatori stiamo già indagando”.

Orbene. Il professor Delledonne ha approntato un metodo di indagine, del costo di 80 euro, che utilizza la stessa tecnica del tampone, per stabilire se un soggetto abbia o non abbia la sequenza genomica del cromosoma 3 di origine neanderthaliana  e se, conseguentemente, sia un soggetto a rischio di forma grave.

L’Inghilterra ha investito 20 milioni di sterline sulla genetica del Covid e studia tutto il genoma su tutti i malati. L’Italia ha comprato monopattini e banchi a rotelle. Non solo. Nel periodo iniziale della presenza del Covid ha, di fatto, bloccato le autopsie, impedendo di accertare le modalità con le quali il virus attaccava gli organi e creando, in tal modo, un disastro immane.

Il Governo giallorosso si è comportato e si comporta con un atteggiamento antiscientifico e ideologico, capace solo di giocare, in malo modo, la carta vaccinale e la carcerazione degli italiani con successivi lock down, mentre le cure del virus rimangono confinate nelle retrovie, quando non sono addirittura osteggiate.

Ma torniamo a Neandhertal.

Il sequenziamento del DNA dei Neanderthal è noto dal 2010, in quanto pubblicato nel numero di Science del 7 maggio 2010, quando un team internazionale di ricercatori ha presentato la bozza della sequenza del genoma di Neanderthal composta da oltre 3 miliardi di nucleotidi di tre individui. I Neanderthal sono parenti a noi molto vicini e le loro  caratteristiche morfologiche compaiono per la prima volta nella documentazione fossile europea circa 400.000 anni fa, con ossa di uomini di Neanderthal a tutti gli effetti che si trovano almeno 130.000 anni fa.

 I Neanderthal hanno vissuto in Europa e nell’Asia occidentale, fino all’estremo oriente della Siberia meridionale e fino al Medio Oriente, prima di scomparire dalla documentazione fossile circa 30.000 anni fa. Resti fossili e ricostruzioni anatomiche indicano che il tipico uomo di Neanderthal aveva un corpo muscoloso e tozzo con avambracci e gambe corte, una grande testa con arcate sopracciliari ossute e un cervello leggermente più grande del nostro, una faccia sporgente con un grande naso, e forse capelli rossastri e chiari di pelle.

Le due cartine ci danno l’immediata immagine dei luoghi dove hanno vissuto i Neanderthal.

L’uomo di Neandertal è un genere originario dell’Europa occidentale e centrale, poi emigrato sulla via del Medio Oriente, sugli attuali territori di Iraq, Siria e Israele, con pochi individui fino in Asia centrale (Uzbekistan) e in Siberia.

In un dossier che ho pubblicato il 30 luglio 2020 mi sono posto la domanda: “Il virus sceglie a caso o segue il pil mondiale?”.

In quel report ho scritto che forse la diffusione per aree geografiche non è avvenuta a caso, ma ha seguito un percorso preciso, colpendo una fascia geografica che va dal 30° al 60° parallelo, con una particolare concentrazione intorno alle aree del 45°. Queste aree sono quelle dove il Pil pro capite è il più alto del mondo.

Un caso o una scelta ben precisa di colpire le economie occidentali?

In considerazione di quanto sopra descritto riguardo alla genomica del cromosoma 3, considerando che le popolazioni europee sono emigrate in tempi recenti negli Stati Uniti, nell’America latina e in Australia, la linea di espansione e di attacco del virus cinese potrebbe aver seguito le linee genomiche presenti nelle popolazioni del vecchio continente.

La possibilità che questa sia una spiegazione, apre tuttavia altri interrogativi, che riguardano il fatto, ormai sostenuto da molte fonti autorevoli e da molte denunce di governi e di stati, nonché da molti scienziati, che il visus cinese sia stato costruito nei laboratori di Wuhan.

E’ possibile costruire un virus con caratteristiche particolari, capace di attaccare solo una determinato tipo di popolazione, in base alla sua genetica?

“I rapidi progressi nella sintesi e nel sequenziamento del dna”, si legge in un articolo pubblicato nel 2009 su Nature Biotechnology, dal titolo Virus sintetici: una nuova opportunità per comprendere e prevenire le malattie virali, “stanno accelerando ‘l’alterazione genetica artificiale su larga scala degli organismi. Questi progressi hanno ormai garantito la possibilità di sintetizzare un intero genoma, com’è evidente dalla sintesi del poliovirus, di retrovirus endogeni umani e dalla resurrezione del ceppo di influenza del 1918, ormai estinto. […] L’obiettivo comune di questa nuova strategia è quello di approfondire la nostra comprensione delle caratteristiche di un virus, in particolare del suo armamentario patogeno, per capire se e come può causare malattie negli esseri umani e per usare queste informazioni per proteggerci, o per curare, le malattie virali umane”.

Come è sempre stato nel corso dei secoli, la conoscenza può essere usata per difendersi o per attaccare.

La domanda finale, che sorge, pertanto, è se siamo in presenza di una guerra batteriologica, attivata nell’ambito della guerra senza limiti che si sta svolgendo a livello mondiale.

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