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I funghi parlanti

I funghi parlanti

Papà, i miei amici mi prendono in giro: dicono che Alexa è più intelligente di Ok Google”.

Per mia figlia Amelia, 8 anni, Google è soprattutto Ok Google, quella specie di saponetta grigia che ci guarda dal mobile del salotto, una compagna di giochi per lei e i suoi amici alla quale chiedere quiz, canzoni, versi di animali, barzellette.” Così esordisce Giovanni Cocconi nell’articolo comparso sull’Huffington post il 25/11/2019.

I bambini giocano con Alexa o con Ok Google, ma non sanno che quel gioco è comandato da un algoritmo che propone risposte addomesticate dall’IA etra poco sostituiranno genitori e nonni nelle risposte ai bambini che alla stessa domanda avranno sempre la stessa risposta annullando “per gioco” il dubbio della ricerca e quindi della conoscenza. Nessuno avrà più dubbi perché lo ha detto il fungo parlante.

I nuovi oracoli saranno i punti di riferimento e lentamente senza accorgersi i suoni e le voci umane saranno sostituiti da altoparlanti che con voce suadente che ti suggeriranno cosa fare dove andare ma soprattutto quello che comprare lasciando a te l’unica scelta Voce Maschile o Voce Femminile.

Prosegue Cocconi “Naturalmente con i metodi di machine learning i computer apprendono dai dati che noi decidiamo di procurare loro. E i dati sono spesso personali. Possiamo dire che gli utenti siano sempre consapevoli che i propri dati vengano usati da Google in un modo o in un altro? Sappiamo sempre se, oltre a fornire un servizio, possono essere usati anche per mandare messaggi pubblicitari? Possiamo affermare con certezza che non verranno mai usati dalla Google del futuro per scopi diversi da quelli dichiarati oggi? L’impressione è che Mountain View non neghi il problema, ne sia consapevole, ma non sia in grado di rispondere a molte di queste domande. Tanto che quando a Zurigo sono state illustrate le nuove tecnologie neurali (federated learning) utilizzate per addestrare i nuovi smartphone è stato sottolineato che i dati rimangono sul device e non vengono condivisi con i server in cloud. “In questo modo possiamo migliorare insieme la qualità e la privacy” ha spiegato Françoise Beaufays, che guida il team di ricerca sul riconoscimento vocale e il mobile keyboard. L’ammissione involontaria che il problema privacy esiste”.

Con l’arrivo del 5G qualsiasi elettrodomestico o apparato elettronico che acquisterete sarà in grado di connettersi alla rete wi fi o telefonica ed inviare tutti i dati che può raccogliere su di voi alle varie società che gestiscono i cosiddetti Big Data andando ad istruire inconsapevolmente l’Intelligenza Artificiale.

In sè nulla di male, la tecnologia se usata per il benessere degli individui ben venga, ma il problema sta in chi utilizza e come si utilizza la tecnologia. Per spiarci? Per indurre comportamenti pilotati? Per scegliere per nostro conto l’acquisto illudendoci di averlo scelto da soli ? Tutto a nostra insaputa.

Non avremmo più bisogno di decidere, il frigorifero ci avvertirà di ciò che manca da comprare, ma sarà l’elettrodomestico a suggerirci le marche da comprare, le nostre priorità saranno tutte suggerite perché noi saremmo la priorità dei GAFA (Google, Amazon, Facebook, Apple) e sinceramente che i miei gusti, le mie scelte e tra non molto i miei pensieri siano le loro priorità non mi rende particolarmente felice.

Sostituiranno la nostra volontà di scegliere ed a decidere sarà l’Intelligenza Artificiale organizzata e guidata da un algoritmo che dovrà farci credere che siamo ancora indipendenti e liberi di fare le scelte al fine di creare individui inconsapevoli ma che hanno le risposte a tutto.

Ne “Il capitalismo della sorveglianza” (LUISS) di Shoshana Zuboff, un poderoso volume di oltre 600 pagine ricco e ben documentato ma anche pieno di aneddoti e testimonianze, la Zuboff spiega come i giganti del web si stiano appropriando dell’esperienza umana usandola in modo subdolo come materia prima da trasformare in “dati sui comportamenti”. Si chiama “personalizzazione”. Ci propongono articoli adatti ai nostri gusti a fini commerciali. Google può ormai prevedere cosa vorremmo studiando la nostra espressione facciale mentre guardiamo qualcosa o facciamo una ricerca in pc e smartphone. La seconda e più inquietante battuta è che tale meccanismo funziona anche a fini politici.

Così, le nuove generazioni verranno ammaestrate da novelli funghi parlanti che, come il genio della lampada, risolverà ogni nostro problema, ma ricordiamoci sempre che i padroni della lampada non saremmo mai noi e le risposte che ci verranno date sono state pilotate per non farti conoscere la verità.

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