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VACCINOPOLIS, IL VACCINO A TUTTI I COSTI

VACCINOPOLIS, IL VACCINO A TUTTI I COSTI

Premesso che non ho alcuna posizione ideologicamente contraria ai vaccini, vista la particolare situazione presentata dalle manovre attuali attorno al vaccino per Coronavirus, entriamo in Vaccinopolis, il set dove si sta girando il reality show del vaccino anti Covid-19, facendoci guidare da alcuni dati che con la fiction hanno poco a che fare, anche se sono usati per darle corpo e parvenza di realtà.

1° dato di fatto – Il ministro Roberto Speranza ha annunciato che insieme ai ministri della Salute di Germania, Francia e Olanda, ha sottoscritto un contratto con AstraZeneca per l’approvvigionamento  fino a 400 milioni di dosi di vaccino da destinare a tutta la popolazione.

Il vaccino sarà sviluppato da una collaborazione con l’azienda Advent Irbm di Pomezia.

L’IRBM Science Park SpA è una società italiana, fondata nel 2009 a Pomezia, operante nel settore della biotecnologia molecolare, della scienza biomedicale e della chimica organica. Nei laboratori dell’IRBM, i ricercatori della società partecipata Advent hanno messo a punto il vaccino italiano anti-ebola, il cui brevetto è stato acquistato nel 2013 dalla società britannica Gsk. L’IRBM Science Park SpA nasce come spin-off dell’Istituto di Ricerca di Biologia Molecolare P. Angeletti SpA (IRBM), fondato nel 1990 come joint venture tra la multinazionale farmaceutica americana Merck Sharp & Dohme (MSD) e l’italiana Sigma Tau. Dal 2000 al 2009 l’IRBM è di proprietà della sola Merck, anno in cui il colosso americano si fonde con la azienda farmaceutica americana Schering Plough, prendendo il nome di Merck & Co., e decide di dismettere il centro italiano nell’ambito di un processo di ristrutturazione internazionale e riorganizzazione dei processi di ricerca di base. La Merck e Co. cede il Centro di Ricerca ad una nuova società, la IRBM Science Park, di proprietà di Piero Di Lorenzo.

2° dato di fatto – Il vaccino promesso da AstraZeneca è in fase di ricerca con l’Università di Oxford. Tecnicamente ancora il vaccino non esiste e attualmente presenta alcune criticità. C’è, infatti, il pericolo che si verifichi la cosideetta ADE (Antibody dependent enhancement), fenomeno a seguito del quale gli anticorpi  prodotti dal vaccino non solo non proteggono dall’infezione, ma addirittura facilitano l’ingresso del virus all’interno delle cellule. Inoltre il vaccino potrebbe arrivare in ritardo, ossia a fine anno p, addirittura, all’inizio del 2021.

Il 18 aprile 2020 il Corriere della Sera raccoglie la dichiarazione dell’ad e presidente Piero Di Lorenzo che insieme allo Jenner Institute della Oxford University ha messo a punto un prototipo di vaccino contro il coronavirus (Agtw /CorriereTv): «Inizieranno a fine aprile in Inghilterra i test accelerati del prototipo di vaccino anti Covid-19 su 550 volontari sani, entro giugno saranno tutti vaccinati ed entro fine settembre potremmo avere il responso di questa sperimentazione». Piero Di Lorenzo poi però precisa «nessuna illusione, se il vaccino dimostrerà la sua efficacia in autunno, sarà disponibile a fine anno per le categorie più fragili. Ma a marzo aprile dell’anno prossimo non si pensi che il vaccino sia già disponibile nelle farmacie».

3° dato di fatto – L’allegato 10 del Dpcm 25.3.2020 afferma chiaramente che il ritorno alla normalità avverrà soltanto con il reperimento di una CURA O di un VACCINO.

La cura c’è, il vaccino ancora no. Il plasma, come ormai è clinicamente dimostrato, consente la guarigione. Ci sono, inoltre, molti altri farmaci che possono rientrare nella cura, rendendo il Covid-19 una malattia affrontabile e curabile. 

4° dato di fatto – L’articolo 32 della Costituzione recita: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Molte Corti e organizzazioni internazionali hanno sottolineato che la salute non è semplice assenza di malattia, ma “completo benessere fisico e psichico”.

Ci sarà da riflettere anche su questo, quando faremo i conti con le discussioni relative alla “passeggiata”, o “corsetta” e alla folle idea di tenere gli anziani carcerati in casa fino alla fine dell’anno. Un’attività sportiva non pericolosa, realizzata rigorosamente in solitario e senza alcuna interazione fisica con altre persone, non avrebbe aumentato i rischi di contagio, né la pressione sulle strutture ospedaliere. Ed avrebbe invece contribuito in modo significativo al benessere fisico e psichico delle persone. E questo fa capire che le idee dei cosiddetti commissari o competenti andavano nella direzione contraria alla salute del cittadino.

A partire dagli anni Settanta del Novecento, inoltre, la giurisprudenza ha iniziato a considerare il diritto a un “ambiente salubre” come ulteriore condizione necessaria per rendere effettivo il diritto alla salute.

Veniamo alla questione dei vaccini. La Costituzione (art. 32) afferma che la salute non è soltanto un “diritto dell’individuo”, ma anche un “interesse della collettività”. 

La prima ragione di ciò è evidente: mantenere un elevato grado di “benessere fisico e psichico” della popolazione è utile a tutti.

L’importanza anche “collettiva” della salute può talora giustificare trattamenti sanitari obbligatori, come per esempio, soltanto nei casi strettamente previsti dalla legge, alcuni vaccini. Lo ha riconosciuto recentemente la Corte costituzionale, respingendo un ricorso della Regione Veneto, che si era appunto lamentata dei vaccini obbligatori (Corte costituzionale n. 5/2018). Naturalmente la legittimità di questo genere di misure estreme viene subordinata dalla Corte ad una serie di condizioni, quali: circostanze tali da richiedere un “patto di solidarietà” tra cittadino e Stato; conseguenze negative assenti o normalmente tollerabili per il soggetto obbligato; indennizzo nei limitatissimi casi di conseguenze più serie, a prescindere da colpe; ragionevolezza scientifica (concetto questo flessibile e dinamico).

Quando si guarda a un diritto costituzionale per volta, sembra tutto relativamente semplice, ma quando si guarda l’insieme le cose sono più complesse. 

La nostra Costituzione non usa le parole a caso e una sola volta utilizza l’espressione: “In nessun caso”, nell’articolo 32, quando viene introdotto il concetto di “dignità della persona”: “La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

E del tutto evidente che l’obbligo vaccinale non può essere imposto da alcun dispositivo commissariale e nemmeno da un Dpcm, non può essere imposto da un Governatore di Regione; può essere imposto da una legge e in nessun caso può violare i limiti imposti al rispetto della persona umana.

L’obbligo vaccinale è una questione complessa che nessun commissario, nessun ministro e nessun presidente del Consiglio ha il diritto di imporre; è materia legislativa e deve coinvolgere necessariamente le due Camere.

Vediamo ora la finzione che sostiene tutta la sceneggiata del reality show in registrazione sul set di Vaccinopolis: la seconda ondata.

Ci sono esperti che spergiurano che ci sarà una seconda ondata, ma molti sono di parere opposto. Lo stesso Walter Ricciardi, consigliere del ministro della Salute, su Repubblica ha detto: “Non credo arrivi, magari avremo tante piccole ondine”.

Il vice ministro della Salute, Pierpaolo Sileri su Radio 1 (lunedi 15 giugno 20202) ha detto: “Una seconda ondata sembra non esserci” e sul vaccino ha aggiunto che “è prematuro pensare di poterlo già avere a settembre, ma potrebbe arrivare a fine anno o a inizio 2021”.

Antony Fauci, a capo dell’Istituto delle malattie infettive statunitense (Niaid), partner della multinazionale Moderna per lo sviluppo del vaccino, in un’intervista pubblicata sul Jurnal of american medical association (Jama) ha osservato che “non c’è mai garanzia che il vaccino sia efficace” e si dice “incerto sulla durata della risposta immunitaria”.

Da dove nasce, dunque, tutto questo decisionismo italiano per imporre a tutti i costi un vaccino?

Qui è necessario entrare dietro le quinte del set di Vaccinopolis.

Nel 2011 un’epidemia di morbillo debitamente enfatizzata ha fatto sì che, con l’impegno dell’allora ministro Lorenzin, l’Italia sia stata messa in prima posizione nella Global health security agenda. Il 28 settembre 2014 (Renzi è presidente del Consiglio) l’Italia è stata designata per i successivi cinque anni quale capofila delle strategie e delle campagne vaccinali nel mondo.

Il 13 aprile 2016 la multinazionale britannica Glaxo Smith Kline (GSK) si è detta pronta a scommettere un miliardo in Italia, metà dei quali per la ricerca e lo sviluppo dei vaccini.

E qui entra in scena anche Gavi, fondazione privata di diritto svizzero, non costituita in base ad un trattato internazionale, nata nel 2000 in ragione di un’idea di Bill e Melinda Gates, che hanno offerto 750 milioni a condizione che istituzioni internazionali, governo e settore privato, nonché società civile, fossero disponibili ad unirsi all’impresa. In questo modo Gavi riuscì a inserire i vaccini nell’agenda globale 2011-2020, dove nel frattempo (2014) l’Italia era diventata capofila. Gavi nel 2002 aveva acquistato società farmaceutiche per un totale di 205 milioni.

Gavi dal 2000 al 2034 ha impegnato 23,5 miliardi. L’Italia nel 2006 ha partecipato con un impegno ventennale di 635 milioni di dollari attraverso gli strumenti finanziari Iffim (International finance facility for immunisation) e Amc (inserito in Finanziario già nel 2008 da Romano Prodi).

Finanziamenti diretti a Gavi l’Italia non ne aveva mai dati fino al 2016, quando sotto il Governo Renzi annunciò un contributo di 120 milioni di dollari per il periodo 2016-2020.

Conte ha dato 80 milioni di Euro per Gavi, più 120 a sostegno dei vaccini per il 2021-2025, più 150 milioni fino al 2030 con Iffim.

Il 27 giugno è programmata la campagna Global Goal Units dell’Onu, appoggiata dall’Ue e dall’Oms e finanziata dal Global Fund di Bill e Melinda Gates e dalle fondazioni Bloomberg e Rockefeller.

Il presidente del Consiglio Conte, durante gli Sati Generali ha twittato con la cantante Miley Cyrus che ha chiesto solidarietà per la Ong Global Citizen che vuole l’esclusiva di distribuzione del vaccino, ossia del business dei prossimi mesi.

Il sipario, per ora, tristemente si chiude su un vaccino che forse ci sarà, mentre non si investe sulle cure che già ci sono.

© Silvano Danesi

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