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MASSONERIA SE CI SEI BATTI UN COLPO

MASSONERIA SE CI SEI BATTI UN COLPO

Di Silvano Danesi

Quando Benjamin Franklin introdusse il concetto di felicità, lo mutuò da: “La scienza della legislazione” del napoletano Gaetano Filangieri, iniziato alla Massoneria in una loggia inglese, al quale Franklin aveva inviato un messaggero per conoscere il suo pensiero. Fu così che da un massone illuminista napoletano il concetto di felicità arrivò in America e il massone Benjamin Franklin lo introdusse nei principi fondativi della democrazia di quelli che oggi sono gli Stati Uniti d’America.

Oggi, se un messaggero di Benjamin Franklin arrivasse in Italia avrebbe seri problemi a trovare un interlocutore, non dico un ispiratore. La Massoneria italiana, mentre è in atto un attacco mondiale alla libertà, è straordinariamente muta, assente, assopita: in sonno.

Le idee di un massone italiano, ricordiamolo, sono entrate nella Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America, redatta da massoni, dove è scritto: “Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati ….”.

I concetti contenuti nella dichiarazione d’indipendenza risentono, evidentemente, delle idee illuministe espresse nel trinomio: Libertà, Uguaglianza, Fraternità.

Cosa sia la felicità è difficile a dirsi.

Non v’è dubbio, tuttavia, che una società giusta, dove non esista la prevaricazione, sia coltivata la libertà in tutte le sue forme e dove si persegua la realizzazione del trinomio Vita, Libertà, Felicità, ne favorisce il raggiungimento.

Uno dei primi e fondamentali passi per realizzare il trinomio è non avere la lingua biforcuta o triforcuta, ossia non essere simulatori, la qual cosa oggi è in atto, da parte di potenti organizzazioni, con operazioni di psicologia di massa, tese a togliere la libertà e a fondare un moderno Medioevo, dove comanda la finanza (il dio denaro, Big Money), l’Inquisizione è affidata ai Big Tech, ossia ai media in tutte le loro varie declinazioni, mentre il braccio armato è affidato a Big Pharma. 

Credo sia necessario, per assaporare la felicità, accordare la nostra parte carnale, con quella psichica e con quella spirituale: i sensi, la ratio e l’intelligenza. E’ quanto fa la comunità dei massoni quando è ben intesa e non si perde nelle false e acrimoniose dispute su patenti, derivazioni, rivendicazioni di esclusiva legittimazione. Dispute che precipitano chi le persegue con pervicace tracotanza nella perdita della propria essenza, cosicché costoro diventano, per loro disgrazia, cose che parlano.

I simulatori sono cose che parlano

Nel Gabinetto di Riflessione, primo passaggio per un profano per entrare in Massoneria, campeggia un avvertimento: “Se sei capace di simulazioni, trema, sarai scoperto”; è un avvertimento fondamentale, perché distingue nettamente i bugiardi da chi bugiardo non è.

Oggi la bugia è stata istituzionalizzata e naviga nel vasto mare dei media e dei social.

Una massima di Joseph Goebbels, responsabile della propaganda nazista, afferma: “Una menzogna ripetuta all’infinito diventa la verità”.

Goebbels non aveva fatto i conti con la storia e con il fatto che il tempo è galantuomo e la sua personale fine, così come quella della tragica menzogna nazista, smentiscono la sua massima e danno ragione all’aforisma antico che dice: “Le bugie hanno le gambe corte”. Ironia della sorte, Goebbels era zoppo, offeso alle gambe da una malattia infantile.

Severino Boezio, tradito da malevole lingue biforcute di uomini assetati di potere e incarcerato da Teodorico, nel suo: “La Consolazione della filosofia”, testo tardo antico che è stato punto di riferimento per tutto il Medioevo, a riprova che chi mente è esecrato e chi non mente ha l’onore dei posteri, scrive: “Ma più violenta delle fiamme dell’Etna riarde sconvolgente la smania di possedere…” e continua, riferendosi ai suoi mendaci detrattori e carcerieri: “A questo punto nutro forti dubbi sull’opportunità di discutere di onori e di potere, funzioni che voi, ignari del vero onore e del vero potere, portate alle stelle. Se tali prerogative sono venute a cadere nelle mani di individui corrotti, producono rovine in misura maggiore dell’Etna quando erutta fiamme e di qualsiasi diluvio”.

“D’altra parte – afferma Boezio – se le funzioni di potere vengono talora assunte da uomini onesti, ma è un caso assai raro, che cosa risulta gratificante in esse al di fuori dell’onestà di coloro che le esercitano? Ne deriva così che non siano le cariche a rendere apprezzabili le virtù ma le virtù a rendere apprezzabili le cariche”.

Aggiunge Boezio che “chi abbandona il fine comune [il platonico Bene] a tutte le cose che sono cessa in pari tempo di essere. Questa mia affermazione – dice Boezio -, cioè che proprio i cattivi, ….., non sono, potrà forse sembrare strana a qualcuno; ma la questione sta proprio in questi termini. Io – continua Boezio – non contesto infatti che i cattivi siano, appunto cattivi; ma nego nettamente e semplicemente che essi siano. […]. E’, infatti, ciò che si mantiene nella propria condizione e conserva la propria natura; quello che invece si stacca da questa abbandona anche l’essere, che è insito nella sua natura”.

Per i simulatori, che verranno scoperti, non c’è solo l’esecrazione degli uomini, ma una sorte terribile: la perdita del loro essere. Essi si confondono con le cose, con il potere, con i falsi onori.

Vivere secondo lo spirito, ossia coltivare il proprio essere, la propria essenza, è degli esseri umani che testimoniano dell’Assoluto. “Quando uomini privi del senso dell’Assoluto – scrive M.M. Davy (Il simbolismo medievale, Mediterranee) – utilizzano i simboli, non si ha nient’altro che logomachia”, discussione inconcludente. E aggiunge: “Per l’uomo carnale il linguaggio dell’uomo spirituale è senza contenuto e gli sembra insipido. ….La sua pesantezza, i pesi e le misure di cui egli fa uso gli impediscono di comprendere i tesori dell’uomo di luce; i loro sentieri sono diversi ed è per questo che egli non lo incontra mai, dato che non sarebbe in grado di riconoscerlo”.  

Evitiamo ogni dissimulazione, dunque, ed evitiamo i dissimulatori. Essi hanno perso il loro essere, sono divenuti cose che parlano.

Rimaniamo in attesa di voci massoniche all’altezza del napoletano Filangieri? Forse è troppo, ma di una voce che testimoni che l’essere dell’essere umano è in pericolo, perché sono all’attacco gli eserciti dei simulatori, vorremmo sentirla.

Altrimenti è perfettamente inutile lamentarsi quando la narrazione della propaganda antimassonica parla e scrive di cappucci, segreti, uomini che agiscono nell’ombra, complici di chi vuole conculcare la libertà e dirigere, con trame oscure, i destini del mondo.  E, come si usa concludere: “Ho detto”.

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